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Bonavigo: il castello perduto

Bonavigo: il castello perduto

Seguendo il corso dell’Adige si scopre come, un tempo, gli argini fossero punteggiati da castelli, dimore padronali e luoghi fortificati che permettevano agli occupanti di controllare il passaggio delle barche, imponendo pedaggi per il transito. Anche Bonavigo non era da meno: nel cuore del paese, a pochi passi dal fiume e vicino all’attuale parco comunale, ai tempi di Ezzelino da Romano sorgevano due castelli, oggi identificati con l’attuale Villa Brenzoni e con il Palazzo Morando de’ Rizzoni, quest’ultimo purtroppo demolito di recente.

I due edifici erano collegati da un passaggio sotterraneo e, tra loro, si estendeva un fitto bosco abbattuto alla fine dell’Ottocento per lasciare spazio all’attuale piazza del paese.

Villa Brenzoni

Villa Brenzoni si presenta oggi con un imponente corpo padronale affiancato da due torri sottili che racchiudono la parte centrale, e da un possente corpo quadrato leggermente più basso. L’edificio subì ampie trasformazioni nel corso del Seicento e fu restaurato, come ricorda un’epigrafe latina nelle cantine, nel 1695.

Il fronte principale, compreso tra il corpo quadrato e la torretta aggettante, mostra una serie ordinata di aperture architravate al piano terra e al piano nobile. In quest’ultimo spicca un’apertura ad arco a tutto sesto in pietra, dotata di poggiolo e parapetto scolpiti.

Villa Fantoni e il castello degli Orti

Anche dove oggi sorge Villa Fantoni esisteva un tempo un castello, “circondato di mura e fossato, con una cappella fuori detto castello”. Questo luogo fu donato nel 1062 da Milone, figlio di Ugone dei Sambonifacio, alla chiesa di San Giorgio in Braida a Verona. In seguito, la corte di Orti passò nelle mani di monache veronesi e infine, nel 1123, ai Canonici di Sant’Agostino.

Dalle poche fonti disponibili emerge che l’antico castello non ebbe solo funzioni militari, ma anche di corte fortificata con funzioni pubbliche. Con il tempo, venute meno le esigenze difensive, le strutture furono riconvertite e modificate: nel 1668 venne allungato il corpo padronale verso il cortile, con l’aggiunta di un porticato su colonne in cotto dai capitelli ionici e di un grande portale bugnato ad arco a tutto sesto.

Dal 1685 al 1828, la proprietà di Orti appartenne al Monastero di Santa Caterina di Venezia, che stabilì la propria sede proprio nel corpo principale del complesso.

Architettura e dettagli artistici

Oggi Villa Fantoni si distingue per il suo corpo padronale monumentale, scandito da tre ordini di finestre rettangolari con cornici modanate. Sul fronte verso il cortile, si conserva un loggiato continuo al piano nobile, in parte murato ma con elementi originali: colonnine in cotto con capitelli in pietra, archi a tutto sesto e un elegante cornicione modanato.

Al piano terreno, cinque grandi archi poggianti su pilastri rettangolari scandiscono la facciata, mentre nel sottotetto piccole aperture rettangolari asimmetriche e un lungo cornicione in pietra completano l’insieme. All’interno si conserva ancora la planimetria cinquecentesca, con un porticato ad archi che introduce all’atrio principale dell’abitazione.

Si accede al corpo padronale anche dall’esterno, attraverso due portali ad arco collocati agli estremi della facciata. Gli edifici, oggi abitazioni private, sono visitabili solo esternamente ma conservano il fascino dell’antica architettura nobiliare della pianura veronese.

Visitare oggi

Posto a pochi passi dall’argine del fiume Adige, il complesso di Villa Fantoni è oggi una dimora privata. È possibile ammirarla solo dall’esterno, mentre una parte dell’antico parco è stata trasformata in area verde pubblica ad ingresso libero. Per ulteriori informazioni: tel. 0442 99133.

Le tracce di questi edifici, tra ville e fortificazioni, raccontano di un “castello perduto” che continua a vivere nella memoria collettiva di Bonavigo e nella storia del territorio veronese.


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Bonavigo: il castello perduto