Nel cuore della campagna tra il centro di Orti di Bonavigo e Bonavigo, a breve distanza dagli argini dell’Adige, sorge una delle chiese più affascinanti e misteriose del Basso Veronese: la Pieve di Santa Maria, conosciuta anche come Ciusara. Questo antico luogo di culto, un tempo di grande importanza spirituale, custodisce al suo interno due absidiole affrescate in stile ellenistico-bizantino e una leggenda tanto inquietante quanto affascinante: quella della donna murata viva.
Gli affreschi bizantini
Le pitture delle due absidiole sono opere straordinarie, realizzate con una tecnica ellenistico-bizantina che testimonia i legami artistici tra la pieve, Venezia e Murano. Gli studiosi datano questi affreschi alla seconda metà del XII secolo, periodo in cui l’influenza dell’arte bizantina si diffuse nelle chiese del Nord Italia.
Nell’absidiola di destra si può ammirare la figura del Cristo affiancato da due santi, tra i quali San Giorgio raffigurato come un soldato bizantino. Le figure frontali e il Cristo privo di barba, benedicente “alla maniera greca”, sono elementi tipici dell’iconografia orientale.
Nell’absidiola di sinistra, invece, è visibile nel catino la mezza figura di un vescovo benedicente identificato come San Gregorio, affiancato da due giovani santi. Si tratta di testimonianze uniche della penetrazione dello stile bizantino nelle terre veronesi.
La leggenda della donna murata viva
Durante lavori di manutenzione eseguiti all’interno della pieve, poco più di un secolo fa, vennero alla luce le due absidiole, rimaste murate per secoli. Nella nicchia di sinistra, gli operai scoprirono uno scheletro di donna accompagnato da una ciotola in terracotta.
Non si conosce l’identità della vittima né il motivo di un simile supplizio: si ipotizza che la donna sia stata murata viva nel XV secolo, forse come punizione per un delitto o per espiare una grave colpa. Dello scheletro oggi non resta nulla, ma la ciotola viene ancora gelosamente custodita dalle proprietarie della chiesa.
Storia della Pieve di Santa Maria
La Pieve di Santa Maria fu in passato un punto di riferimento religioso per tutta la zona. Le prime notizie risalgono all’anno Mille, quando era amministrata dai Canonici Regolari di San Giorgio, ai quali seguirono i Padri Camaldolesi di San Michele di Murano. Nel Quattrocento subentrarono i frati del convento di Santa Maria di Murano, che rimasero fino al 1768, anno in cui la Repubblica Veneta tolse ai monasteri la cura delle parrocchie di campagna.
Con la perdita di questa funzione, nella seconda metà del XVIII secolo la Ciusara perse la sua importanza. Bonavigo ottenne un parroco diocesano e una nuova chiesa parrocchiale al centro del paese. Il convento venne soppresso e i suoi beni incamerati dal demanio.
L’altare e le opere successive
L’altare maggiore, in stile barocco, fu rifatto nel 1705 da Francesco Zanetti e originariamente ospitava un trittico di Leonardo da Verona datato 1494. Quest’opera, oggi perduta, rappresentava uno degli esempi più importanti della pittura rinascimentale veronese.
L’architettura esterna e interna
All’esterno, la pieve presenta una facciata a capanna con archetti pensili che seguono la pendenza del tetto. Sul lato destro sono interamente visibili, mentre sul sinistro vengono interrotti dalla torre campanaria, inserita nella facciata e conclusa da una cella a bifore con colonnine in pietra.
L’elegante portale, risalente al XV secolo, introduce a un interno ad aula unica coperta da capriate lignee. L’abside, affiancata dalle due absidiole affrescate, conserva l’atmosfera austera e spirituale del luogo. Da segnalare anche il fonte battesimale, decorato con tre stemmi sormontati da mitrie; uno di questi mostra due colombe che immergono il becco in un calice, simbolo eucaristico di rara eleganza.
La Pieve di Santa Maria di Bonavigo rimane ancora oggi uno dei luoghi più suggestivi e misteriosi del Basso Veronese: un ponte tra arte bizantina, fede popolare e leggende medievali che continua a suscitare meraviglia e curiosità.
