Il paese di Sanguinetto è da sempre caratterizzato dal suo castello, un’imponente costruzione che domina il centro abitato e che nei secoli ha custodito storie, battaglie e ospiti illustri. La mole del maniero, edificato nel XIV secolo, evoca i fasti del passato e le vicende storiche che dal Medioevo al XIX secolo ne hanno segnato la vita.
Il castello di Sanguinetto e la sua storia
Il castello fu fatto costruire dagli Scaligeri e affidato al condottiero Jacopo dal Verme. Rimase alla sua famiglia per oltre un secolo, fino al 1452, quando venne confiscato ai Dal Verme, accusati di tradimento, e ceduto al Capitano della Serenissima Gentile Della Lionessa. Con l’avvento del dominio veneziano, il castello fu diviso e dato in eredità alle figlie di Gentile, che lo portarono con sé in dote.
Nel corso dei secoli, il maniero fu teatro di scontri, occupazioni e incendi, in particolare durante la Guerra della Lega di Cambrai. Nonostante le vicissitudini, conserva ancora oggi la sua eleganza e maestosità: sono visibili gli stemmi gentilizi delle famiglie succedutesi, le feritoie del ponte levatoio e la celebre bocca di leone per le denunce segrete.
All’interno, il cortile presenta un porticato quattrocentesco con colonne ornate dallo stemma dei Dal Verme, mentre nella sala principale si trova un grandioso camino in stucco del XVII secolo, decorato con arabeschi, zampe leonine e il leone di San Marco accanto alla figura di Erasmo da Nardi, detto il Gattamelata.
Carlo Goldoni e l’ispirazione del Feudatario
Tra i personaggi illustri che soggiornarono a Sanguinetto figura il commediografo veneziano Carlo Goldoni (1707–1793). È ormai accertato che durante una sua permanenza nel paese, trasse ispirazione per la stesura della commedia “Il Feudatario”, ambientata proprio nel feudo di Montefosco (ossia Sanguinetto).
La vita e l’opera di Carlo Goldoni
Carlo Goldoni nacque a Venezia nel 1707. A nove anni raggiunse il padre medico a Perugia e studiò presso i Gesuiti. Tra il 1723 e il 1725 frequentò il Collegio Ghislieri di Pavia e la facoltà di Giurisprudenza, ma una satira intitolata Il Colosso lo costrinse a lasciare la città. Laureatosi in legge a Padova nel 1731, iniziò la carriera forense, ma nel 1738 si dedicò definitivamente al teatro con Momolo Cortesan, aprendo la via alla riforma della Commedia dell’Arte.
Collaborò con Gerolamo Medebach, dando vita a capolavori come La vedova scaltra, La putta onorata e Il cavaliere e la dama. Nel 1750 promise di scrivere 16 commedie in un anno e mantenne la parola, realizzando opere celebri come La bottega del caffè, Il bugiardo e Pamela. Del 1753 è La locandiera, uno dei suoi più grandi successi. Successivamente lavorò per il teatro San Luca, dove nacquero Il campiello, I rusteghi e Le baruffe chiozzotte.
Nel Teatro Comico del 1751, Goldoni espone la sua riforma teatrale, basata sul realismo dei costumi e sull’abbandono dell’improvvisazione e delle maschere tradizionali. Tuttavia, in seguito a contrasti con Carlo Gozzi e ad alcuni insuccessi, si trasferì a Parigi, dove continuò a scrivere per la Comédie Italienne, guadagnandosi l’ammirazione di Voltaire. Scrisse in francese le sue Memorie (1784–1787) e morì in povertà nel 1793.
Il Feudatario: una commedia nata a Sanguinetto
La commedia “Il Feudatario”, ispirata proprio al soggiorno di Goldoni nel castello di Sanguinetto, fu rappresentata per la prima volta durante il carnevale del 1752. Ambientata nel feudo di Montefosco, narra le vicende di un popolo in attesa del nuovo signore, Florindo, e dei contrasti tra potere, libertà e dignità personale.
È un’opera innovativa, non solo per il tema politico ma anche perché per la prima volta la gente comune diventa protagonista. Personaggi come Nardo, Cecco e Mengone rappresentano il popolo che rivendica la propria libertà, mentre Beatrice e Pantalone incarnano il potere e l’autorità tradizionale.
Il Feudatario rimane una delle commedie più moderne e attuali di Goldoni, capace di riflettere ancora oggi sui meccanismi del potere e sulla lotta per l’autonomia e la dignità individuale.
La permanenza di Goldoni a Sanguinetto lega così il piccolo centro veronese alla grande storia della letteratura italiana e al teatro europeo del Settecento, dove la vita quotidiana diventa arte.
