MENU
Logo Consorzio Pro Loco Basso Veronese

Il folletto Piripicchio

Il folletto Piripicchio

Tra le tante storie che un tempo si raccontavano nei filò, le veglie serali attorno al fuoco, vi era quella del folletto Piripicchio. In base ai luoghi, assumeva nomi diversi: il folletto della campagna, dei boschi o il folletto burlone. Ma ovunque, la leggenda lo descriveva come uno spirito vivace e dispettoso, protettore dei giusti e nemico dei malvagi.


I folletti del bosco

Si narrava che, allo scoccare della mezzanotte, piccoli folletti abitatori dei boschi uscissero dalle loro tane per ballare, cantare e ridere a crepapelle. Il loro baccano risuonava tra gli alberi, accompagnato da mille scherzetti che facevano impazzire chiunque li incontrasse. Conoscevano canti e danze bellissime, ma nei luoghi più oscuri del bosco, tra le paludi o nelle grotte di montagna, si radunavano invece streghe e maghi, intenti a rimescolare nei loro pentoloni pozioni malefiche fatte di ali di pipistrello, occhi di salamandra, code di rospo e veleno di vipera.

Tra urla, sghignazzi e balli sgangherati, preparavano i loro incantesimi, ignari che i folletti li spiavano tra i rami, pronti a intervenire al momento giusto.


Il vecchio avaro e l’anello magico

In un paese ai margini del grande bosco viveva un vecchio taccagno e solitario. Era brutto e avido, e passava le giornate a contare le sue ricchezze: monete d’oro e un anello con un grande diamante. Non sapeva, però, che quell’anello possedeva poteri magici: chi lo portava poteva diventare immensamente ricco e dominare gli altri con la forza del suo volere.

Una notte, mentre il vecchio ammirava il suo anello luccicante, passò di lì il capo dei maghi e delle streghe, diretto al proprio covo segreto per un sabba. Notato l’anello, capì subito la sua potenza e organizzò un piano per impossessarsene.


Il furto dell’anello e l’intervento di Piripicchio

Con la complicità della strega più brutta e malvagia, il capo dei maghi pianificò il furto. La strega si rese invisibile e riuscì a sottrarre l’anello al vecchio taccagno, ma i folletti, tra cui Piripicchio, accorsero e vi soffiarono sopra una polvere magica per rompere l’incantesimo e impedire ai maghi di usarne i poteri.

Poco tempo dopo, due giovani fidanzati che tornavano a casa la sera incontrarono una vecchina apparentemente gentile. La donna mostrò alla ragazza l’anello e le chiese: “Ti piace? Lo vuoi? In cambio mi darai i tuoi magnifici capelli biondi.” “Mai!” gridò la giovane, nascondendosi dietro il fidanzato. “E tu, bel giovane, mi regaleresti i tuoi occhi color del cielo?” chiese la strega. “Mai!” rispose lui con decisione.

Furiosa, la vecchia mostrò la sua vera natura di strega e, con un gesto dell’anello magico, trasformò i due innamorati in alberi, due splendidi salici.


La magia dei folletti

Proprio in quell’istante apparvero Piripicchio e i suoi compagni. Danzando e cantando attorno ai due alberi, sollevarono nell’aria una polvere scintillante che ruppe il maleficio. I due giovani tornarono alle loro sembianze umane e poterono riabbracciarsi, salvi grazie ai folletti.

Da quel giorno, i maghi e le streghe capirono che, pur possedendo l’anello, nessuna malvagità avrebbe mai avuto successo: ogni incantesimo sarebbe stato spezzato dall’allegria e dalla magia dei folletti del bosco.

Così Piripicchio, il piccolo folletto burlone, rimase per sempre il simbolo della giustizia e della gioia che trionfa sul male nelle leggende della pianura veronese.


Condividi pagina
Il folletto Piripicchio