Tra le tante storie che un tempo si raccontavano nei filò, le veglie serali attorno al fuoco, vi era quella del folletto Piripicchio. In base ai luoghi, assumeva nomi diversi: il folletto della campagna, dei boschi o il folletto burlone. Ma ovunque, la leggenda lo descriveva come uno spirito vivace e dispettoso, protettore dei giusti e nemico dei malvagi.
I folletti del bosco
Si narrava che, allo scoccare della mezzanotte, piccoli folletti abitatori dei boschi uscissero dalle loro tane per ballare, cantare e ridere a crepapelle. Il loro baccano risuonava tra gli alberi, accompagnato da mille scherzetti che facevano impazzire chiunque li incontrasse. Conoscevano canti e danze bellissime, ma nei luoghi più oscuri del bosco, tra le paludi o nelle grotte di montagna, si radunavano invece streghe e maghi, intenti a rimescolare nei loro pentoloni pozioni malefiche fatte di ali di pipistrello, occhi di salamandra, code di rospo e veleno di vipera.
Tra urla, sghignazzi e balli sgangherati, preparavano i loro incantesimi, ignari che i folletti li spiavano tra i rami, pronti a intervenire al momento giusto.
Il vecchio avaro e l’anello magico
In un paese ai margini del grande bosco viveva un vecchio taccagno e solitario. Era brutto e avido, e passava le giornate a contare le sue ricchezze: monete d’oro e un anello con un grande diamante. Non sapeva, però, che quell’anello possedeva poteri magici: chi lo portava poteva diventare immensamente ricco e dominare gli altri con la forza del suo volere.
Una notte, mentre il vecchio ammirava il suo anello luccicante, passò di lì il capo dei maghi e delle streghe, diretto al proprio covo segreto per un sabba. Notato l’anello, capì subito la sua potenza e organizzò un piano per impossessarsene.
Il furto dell’anello e l’intervento di Piripicchio
Con la complicità della strega più brutta e malvagia, il capo dei maghi pianificò il furto. La strega si rese invisibile e riuscì a sottrarre l’anello al vecchio taccagno, ma i folletti, tra cui Piripicchio, accorsero e vi soffiarono sopra una polvere magica per rompere l’incantesimo e impedire ai maghi di usarne i poteri.
Poco tempo dopo, due giovani fidanzati che tornavano a casa la sera incontrarono una vecchina apparentemente gentile. La donna mostrò alla ragazza l’anello e le chiese: “Ti piace? Lo vuoi? In cambio mi darai i tuoi magnifici capelli biondi.” “Mai!” gridò la giovane, nascondendosi dietro il fidanzato. “E tu, bel giovane, mi regaleresti i tuoi occhi color del cielo?” chiese la strega. “Mai!” rispose lui con decisione.
Furiosa, la vecchia mostrò la sua vera natura di strega e, con un gesto dell’anello magico, trasformò i due innamorati in alberi, due splendidi salici.
La magia dei folletti
Proprio in quell’istante apparvero Piripicchio e i suoi compagni. Danzando e cantando attorno ai due alberi, sollevarono nell’aria una polvere scintillante che ruppe il maleficio. I due giovani tornarono alle loro sembianze umane e poterono riabbracciarsi, salvi grazie ai folletti.
Da quel giorno, i maghi e le streghe capirono che, pur possedendo l’anello, nessuna malvagità avrebbe mai avuto successo: ogni incantesimo sarebbe stato spezzato dall’allegria e dalla magia dei folletti del bosco.
Così Piripicchio, il piccolo folletto burlone, rimase per sempre il simbolo della giustizia e della gioia che trionfa sul male nelle leggende della pianura veronese.
