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Il mistero della "Contea" o di cavallile

Il mistero della "Contea" o di cavallile

Nella campagna di Terrazzo, tra la frazione di Begosso e il comune di Merlara in provincia di Padova, a poca distanza dal fiume Adige si nasconde il mistero di un antico monastero; il segreto celato per secoli di un complesso sviluppatosi e poi scomparso nei pressi della confluenza di due fiumi.

Oggi del monastero rimane solo un piccolo capitello, segno perpetuo di quello che un tempo doveva essere questo antico luogo di meditazione e di preghiera.

Per cercare di capirne di più è necessario fare un viaggio a ritroso nel tempo e tornare gli inizi del primo secolo dopo l’anno Mille. Nel 1136 il duca di Baviera Enrico IV, che aveva ingenti proprietà a Este (Padova), donò ai monaci di Santa Maria delle Carceri (Carceri è un comune in provincia di Padova poco lontano da Este) un ampio terreno detto “contea” o “Cavallile” che dovrebbe oggi collocarsi tra Merlara, Begosso, Urbana e San Salvaro.

Su questo terreno, il duca concesse al priore piena e libera giurisdizione e pure il diritto di pesca. A tali donazioni, però, Enrico IV impose un vincolo: quello di fare erigere, da parte dei monaci, una chiesa ed un convento chiamato “Cavallile”.

I desideri del signore vennero tutti accolti e dove oggi il fiume Fratta si piega ad angolo e riceve le acque della Fossetta, proprio dove c’è un ponte chiamato “Cavadile”, vennero fatti costruire sia la chiesa che il monastero.

Ma da cosa derivava il nome “Cavallile”? Alcuni storici ricordano che nella zona di Castelbaldo, ai tempi dei Romani, venivano allevati cavalli. Nei pressi si trovava, in passato, la località “Stoegarda” che in longobardo significherebbe “allevamento di cavalle”. Questa attività, quindi, avrebbe dato origine al nome “Cavallile”.

Purtroppo questa era una zona di confine e spesso, proprio in quei decenni, Padovani e Veronesi erano in lotta per la supremazia su questi terreni. Anche la “contea” fu soggetta alle incursioni delle milizie di entrambi gli schieramenti e le continue scaramucce, gli atti di vandalismo e di saccheggio che troppo spesso portavano il convento a sopportare tali intemperanze, fecero sì che, nel 1439, i monaci di Carceri, per colpa della guerra tra Veneziani e il duca di Milano Filippo Maria Visconti, abbandonarono il monastero per rifugiarsi a Padova portandosi appresso persino “i sacri bronzi del campanile”.

Anche il convento di Cavallile perse così la propria importanza ed in breve, per difficoltà del cenobio di Santa Maria delle Carceri di Urbana, Cavallile cambiò proprietà passando prima alla Serenissima e, nel 1517, ai Bertoldi di Castelbaldo. Costoro lo conservarono per parecchi anni, e tennero anche aperta al pubblico la chiesa erettavi nel secolo XII dove seppellirono pure alcuni loro famigliari.

Chiesa e convento furono abbattuti non molto tempo fa ed oggi, al loro posto, sorge un piccolo capitello, detto capitello Guarise, dedicato a San Nicolò. Al suo interno è racchiusa l’immagine del Santo, un altare e una pietra tombale del 1702, corrosa dal tempo.


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