Per centinaia di anni l’Adige è stato croce e delizia degli abitanti del Basso Veronese. Se risultava un’agevole via di comunicazione e di commercio, creava anche non pochi problemi a chi lo doveva attraversare. Esistevano, infatti, tra Legnago e Badia Polesine, solo traghetti. Verso la fine del secolo scorso, il giornale “L’Adige”, in un articolo apparso domenica 14 dicembre 1884, scrisse: “….Se vi ha lungo l’Adige località dove un ponte sarebbe altamente reclamato, è quella certamente fra Carpi e Begozzo (sic) e cioè a metà percorrenza tra Legnago e Badia Polesine. Quivi esiste un miserabile Passo Barca, e in certi mesi dell’anno, si vedono fermi sulle arginature del fiume, lunghe file di ruotabili (carri, carrozze ed altro…) che aspettano il loro turno per riuscire al passaggio con immenso danno di molteplici privati interessi”.
Già allora, quindi, si riteneva indispensabile un ponte a mezza strada fra Legnago e Badia Polesine. Non se ne fece nulla. La questione riesplose intorno agli anni Venti, ma ancora senza risultati.
Durante la seconda guerra mondiale, i bombardamenti distrussero il ponte che collegava Porto e Legnago. Ne fu allestito uno di barche che il Comune di Castagnaro chiese venisse trasferito vicino al proprio “Ponte della Rosta” una volta che fra le due località predette fosse stato costruito quello in cemento armato. Sembrava cosa fatta, ma il costo del trasferimento si rivelò troppo elevato, visto che alla spesa avrebbero partecipato quel Comune e appena qualche altro. Tutto cadde ancora nel dimenticatoio. Tornò a interessarsi del ponte a mezza strada tra Legnago e Badia Polesine il sindaco di Terrazzo, Giulio Panziera, promuovendo incontri, organizzando un convegno, mobilitando gli enti preposti, ma, purtroppo, senza esito. Verso la fine degli anni ‘80, si presentò una interessante occasione: era disponibile un ponte di barche proveniente dal Tagliamento. Costo: 210 milioni, più le basi di sostegno, le rampe d’accesso e qualche altra barca per allungarlo. Completa disponibilità dei Comuni di Terrazzo e Villa Bartolomea, nelle persone dei rispettivi sindaci, Giulio Panziera e Giuliano Pasquin. Ma quel ponte non arrivò mai.
Successivamente, altre Amministrazioni tornarono ad interessarsi del problema: grande l’impegno del nuovo sindaco di Terrazzo, Mauro Ziviani, e del consigliere provinciale, Luigino de Togni. Alcuni comuni, tra i 1995 e il 1996, si proposero di dar vita addirittura ad un comitato “pro ponte”. Nel 1996 la costruzione di un ponte sull’Adige, tra Begosso e Carpi, venne inserita nel piano di interventi previsti dal CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica), con una spesa preventivata di circa 18 miliardi, su sollecitazione di sette comuni: Terrazzo, Castagnaro, Bevilacqua, Villa Bartolomea e Boschi Sant’Anna, per la Provincia di Verona, e Merlara e Urbana, per quella di Padova. Ma la richiesta fu bocciata, per la mancanza di un progetto vero e proprio. Il ponte è stato perfino oggetto della tesi di laurea di una ragazza veronese, Anna Pozza iscritta alla Facoltà di Architettura di Venezia. Nel novembre 1997 a Terrazzo venne presentato il “progetto di un ponte sul fiume Adige tra Terrazzo e Villa Bartolomea”, finanziato dalla Provincia. Detto progetto avrebbe previsto una struttura a due corsie sostenuta da 5 campate, 3 da 136 metri lineari e 2 da 68, lunga 544 metri, 1.300 con i raccordi, che avrebbe consentito un flusso veicolare di 800/1000 macchine nei momenti di minima, e di 1200/1400 in quelli di massima. La spesa sarebbe risultata di 20 miliardi di lire, comprensivi di espropri e sbancamenti. (33)
Finalmente dopo tanti anni di parole, di incontri, di battaglie, da ricordare la caricatura apparsa su di un giornale nel 1999 del sindaco Mauro Ziviani raffigurato come il crociato Goffredo da Buglione, nel 2004 il sogno è diventato realtà, grazie alla sinergia della Regione Veneto, della Provincia di Verona e di alcuni comuni limitrofi. Il progetto infatti è passato da preliminare a definitivo-esecutivo con una spesa complessiva di € 17.600.000,00. Di questi, 9.000.000,00 provengono da contributi dello Stato grazie ai patti territoriali; 1.550.000,00 da contributi dei comuni sottoscrittori dell’accordo di programma (Castagnaro, Terrazzo e Villabartolomea); 500.000,00 dalla Regione Veneto ed infine 6.550.000,00 da fondi della Provincia di Verona.
I lavori, iniziati nell’aprile del 2005 con l’assegnazione alla ditta vincitrice, prevedono di concludersi nel 2008. Il ponte, antisismico e lungo 690 metri, sarà dotato di 7 campate e si dovrà innestare all’interno della viabilità già presente nel territorio. Infatti nel piano triennale delle opere pubbliche regionali (dal 2005 in poi), nei piani d’area delle Valli Grandi e della Bassa Pianura Veronese, è stato inserito, grazie all’interessamento degli amministratori di Terrazzo in particolare l’ex sindaco Ziviani, un nuovo asse viario che permetta di collegare, in sinistra Adige, il nuovo ponte con la strada regionale n°10 nel comune di Minerbe, mediante l’attraversamento dell’area artigianale Torrano e del nuovo sovrappasso ferroviario di Boschi Sant’Anna. (34)
Le cose si stanno quindi piano piano sistemando ed il sogno cullato per oltre un secolo, già nel 2008 potrebbe diventare realtà con in prima fila il sindaco di Terrazzo e tutti gli amministratori e le personalità coinvolte, presenti al fatidico taglio del nastro che riunirà in maniera stabile e definitiva due sponde di un fiume che da sempre ha visto questa gente unita e coesa sia nei momenti di difficoltà che di gioia.
