I terreni vallivi del Basso Veronese, un tempo, non erano tali: vi sorgeva, secondo la tradizione popolare, una grande città fortificata circondata da sette ordini di mura merlate e difesa da cento altissime torri. Sorgeva su una bassa collina circondata da fiumi e fossi d’acqua regolati da dighe e chiaviche. Alle sue spalle, un lago raccoglieva le acque in eccesso per controllare il flusso dei corsi d’acqua.
Lo storico Colombini, nel 1949, scriveva: “Maestosa ed opulenta, era una vera e propria metropoli con una porta a Castagnaro, una seconda al Bastione San Michele, una terza a San Pietro in Valle e una quarta a Casaleone; vale a dire lunga e larga quanto la valle.” Ancora oggi, a distanza di secoli, la leggenda di Carpanea conserva intatto il suo fascino misterioso.
La caduta della città e l’ira del dio Appo
La storia di Carpanea narra dell’ultimo re che, avendo oltraggiato il dio Appo, venne deposto dai sacerdoti e confinato in solitudine. Appo rappresentava l’onda incatenata, simbolo della titanica impresa con cui gli uomini avevano domato i fiumi senza argini che minacciavano la città.
Ogni giorno, il sovrano portava doni al tempio, imitato dal popolo, finché, accortosi che i sacerdoti si arricchivano, decise di interrompere le offerte. L’atto provocò una rivolta: il re venne imprigionato, ma riuscì a fuggire. Entrato nel tempio, rubò la statua del dio e corse verso il lago, inseguito dalla folla. Vedendosi perduto, gettò la statua nelle acque, scatenando la collera divina.
Le acque impetuose travolsero le dighe e dilagarono sulla collina, inghiottendo Carpanea e i suoi abitanti. Il re, disperato, tentò di suonare la campana del tempio per chiamare a sé il popolo, ma anche il santuario crollò, sprofondando tra i gorghi del lago.
Ipotesi storiche e legami con il territorio
Alcuni studiosi, basandosi su mappe e disegni antichi, ipotizzano che Carpanea potesse trovarsi nella valle compresa tra il Tregnone, il Tartaro e il canale Castagnaro. Tuttavia, altre teorie la collocano nel mantovano, vicino a Villimpenta, dove esiste ancora una località chiamata Carpanea. Curiosamente, lo stesso nome richiama anche la frazione di Carpi di Villa Bartolomea.
L’esistenza di una città sommersa rimane però solo leggenda. I numerosi reperti rinvenuti nelle Valli Veronesi — monete, laterizi, utensili — testimoniano piuttosto la presenza di domus rustiche romane e antichi insediamenti agricoli con fornaci e officine per la lavorazione dei laterizi.
I toponimi “Carpi”, “Carpanea” o “Carpanedo” deriverebbero originariamente da boschi di carpini (dal latino carpinus), in seguito trasformatisi nel Medioevo in corti rurali o piccoli villaggi.
Il mito che vive ancora
Ancora oggi, chi percorre al tramonto gli argini delle valli giura di udire, nel silenzio della pianura, il pianto sommesso degli abitanti di Carpanea che sale dal sottosuolo. Nella notte di Pentecoste, la leggenda narra che al pianto si aggiunga il suono cupo e lontano di una campana, che risuona sospesa a un palmo da terra, diffondendosi come un’eco funerea sulle Grandi Valli Veronesi.
Così, la città di Carpanea vive ancora, sepolta nella memoria e nella voce del vento che attraversa le terre un tempo sommerse.
