La Pearà, morbida e profumata salsa della tradizione veronese, è una delle specialità gastronomiche più amate del territorio. Il suo nome deriva dal termine dialettale peverada, ovvero “pepata”, e racchiude un mondo di sapori e di leggende che ancora oggi affascina chi si avvicina alla cucina tipica di Verona.
Secondo la leggenda, le origini della Pearà sono legate alle vicende di re Alboino e della sua sposa Rosmunda, una storia intrisa di passione, vendetta e dramma che si svolge nella Verona del VI secolo. Quando Rosmunda nacque in Pannonia (l’attuale Ungheria occidentale), suo padre, il re Cunimondo dei Gepidi, era in guerra con Alboino, re dei Longobardi. Dopo la sconfitta e la morte del padre, Alboino sposò Rosmunda per suggellare la conquista, ma il matrimonio fu privo d’amore.
La regina, costretta a seguire il marito in Italia, organizzò una congiura con il suo amante Elmichi per vendicarsi. Nella notte del 572, dopo un banchetto nella reggia di Verona, Alboino volle bere da una coppa ricavata dal cranio di Cunimondo, costringendo Rosmunda a fare lo stesso. Offesa e sconvolta, la regina decise di uccidere il marito, che venne assassinato quella stessa notte. La loro fuga a Ravenna segnò però anche la loro fine: Rosmunda tentò di avvelenare Elmichi, ma fu costretta a bere lei stessa il veleno, morendo con lui.
La leggenda racconta che dopo quel terribile episodio, Rosmunda rifiutò ogni cibo fino a quando un cuoco di corte non le preparò una salsa delicata e saporita, fatta con pane grattugiato, burro, midollo e abbondante pepe, che le fece tornare l’appetito: nacque così la Pearà. Da allora, questa salsa venne tramandata come simbolo di rinascita e conforto, capace di restituire gusto e calore anche dopo le vicende più amare.
Nel tempo, la Pearà è diventata l’accompagnamento tradizionale del bollito misto veronese. La sua consistenza cremosa e il suo sapore intenso, arricchito dal midollo di bue, la rendono unica e inimitabile. In alcune varianti venete si trovano differenze: a Verona prevale il midollo, mentre a Treviso si usano talvolta fegato d’oca o di lepre.
Oggi la Pearà non può mancare sulle tavole dei veronesi nei giorni di festa. È introvabile al di fuori del territorio scaligero, forse per la sua complessità di preparazione o forse perché i veronesi custodiscono con orgoglio questa ricetta, simbolo della loro identità. La Pearà non è solo una salsa, ma una storia di gusto e leggenda, un patrimonio di sapori che profuma di tempi antichi e di tradizioni immortali.
