Polenta e Scopeton è uno dei piatti più rappresentativi della cucina povera veneta, e in particolare della tradizione gastronomica del Basso Veronese. A Legnago, ogni anno, nella centrale Piazza Garibaldi, si celebra la Festa dello Scopeton, una manifestazione che richiama centinaia di visitatori per la degustazione dei celebri “bigoli con la sardela” e del tradizionale piatto “polenta e scopeton”, accompagnati da musiche e canti di gruppi folkloristici locali.
Lo scopeton, o sardelon, deve proprio ai veneti l’onore di possedere un nome tutto italiano. Non esiste infatti un termine equivalente nella lingua comune, se non lo si vuole chiamare “sardina del Nord Atlantico”. Nella cucina povera del Veneto di terraferma, insieme a renga e baccalà, lo scopeton rappresentava un cibo quotidiano, spesso abbinato alla polenta, servita sia “calda” che “brustolà” (abbrustolita).
Scopeton e renga vengono spesso confusi tra loro a causa del simile trattamento di salatura e affumicatura che li rende molto simili nell’aspetto e nel sapore. Tuttavia, la distinzione è importante: anche se per ragioni di approvvigionamento si tende a spacciare aringhe pulite e private delle uova per scopettoni, lo scambio non è corretto, poiché si tratta di specie e lavorazioni differenti.
Fin dal XII secolo, sia la renga che lo scopeton venivano essiccati con sale per garantirne la conservazione, dopo essere stati sventrati e, talvolta, decapitati. Questo metodo permetteva alle popolazioni dell’entroterra di disporre di una fonte proteica anche lontano dal mare. Oggi esistono sistemi più moderni, come la surgelazione, ma è l’affumicatura che continua a donare allo scopeton quel gusto intenso e inconfondibile che racconta la storia e la cultura popolare veneta.
La polenta, calda o abbrustolita sulla gradella, rimane il compagno perfetto per questo pesce dal sapore deciso, creando un connubio di povertà e sapore che ha attraversato i secoli e che ancora oggi, nelle sagre e nelle cucine veronesi, profuma di tradizione autentica.
