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La Frazione di San Zeno in Valle - Da Valle Estrema a San Zeno sognando Verona

La Frazione di San Zeno in Valle  - Da Valle Estrema a San Zeno sognando Verona

Da Valle Estrema a San Zeno, sognando Verona

San Zeno in Valle oggi conta poco più di duecento abitanti, ma un tempo questa zona era densamente popolata. In origine, l’Adige non seguiva l’attuale corso: passava più a nord, verso Bevilacqua, mentre in queste zone scorreva solo un suo piccolo affluente, il Chirola.

Nel 589 una violenta alluvione cambiò il corso del fiume: a nord il letto si prosciugò, e la corrente spinse l’acqua sul Chirola che divenne il principale corso d’acqua, mentre prima il punto di riferimento era il fiume Tartaro.

Prima di tale data, i ritrovamenti testimoniano la presenza di civiltà dell’Età del Bronzo. Sopra questi insediamenti i Romani costruirono le loro case, in quanto la zona era paludosa e poche erano le aree su cui edificare.

La storia del paese, che in principio si chiamava Valle Estrema, cambia radicalmente quando il Consorzio delle Valli Grandi, nel 1857, decise di attuare i primi lavori di bonifica. Sorsero le prime corti, piccoli borghi autosufficienti, posti lontani gli uni dagli altri.

I residenti erano legati maggiormente a San Pietro Polesine, perché non esistevano strade per recarsi a Villa Bartolomea. Gli abitanti andavano in chiesa a San Pietro e sempre lì i bambini frequentavano la scuola, almeno fino al 1922, quando ne furono costruite anche a San Zeno.

Le comunicazioni con il comune di Villa Bartolomea cominciarono nel 1937, quando furono ghiaiate le prime strade. Nel 1953 venne inaugurata la chiesa, grazie alla cessione del terreno da parte della famiglia Bianchi di Castelmassa.

Gli abitanti allora erano circa ottocento: si credeva perciò opportuno creare un centro, perché fino ad allora l’unico punto di riferimento erano le corti, sparse per tutta la valle. Quando il centro venne costituito, gli abitanti furono chiamati a scegliere il nome.

La zona era da tutti conosciuta come Valle Estrema, ma le scelte possibili per il nome definitivo erano diverse. Lo storico di Villa Bartolomea presuppone che scelsero San Zeno per sentirsi più legati a Verona. Data la lontananza geografica, vi era una sorta di vicinanza spirituale.

L’esodo della valle cominciò nel 1958, dopo una violenta alluvione che inondò tutto il territorio. Nel 1965 il comune di Villa Bartolomea, anche per frenare lo spopolamento, ampliò l’edificio scolastico e costituì alcuni ambulatori medici, mentre nel 1969 furono inaugurate le scuole materne.

Ma l’esodo non si placò: l’aumento dei collegamenti col comune provocò l’effetto contrario di quello sperato. Gli abitanti infatti preferirono spostarsi verso il centro con le famiglie, per essere più vicini ai servizi, continuando a recarsi a San Zeno solo per lavorare.

Le scuole furono presto chiuse e ciò aggravò ancor più la situazione. Si fa fatica oggi a pensare che San Zeno sia un vero e proprio paese: non ci sono che campi e terreni, qualche casa e una piccola chiesetta immersa in un prato, aperta solo la domenica mattina per la messa.

Gli abitanti oggi sono all’incirca novanta e tra di loro si conoscono tutti, come fossero fratelli. Sono i proprietari dei campi circostanti, abituati a vivere nella natura e in collaborazione con essa.

Le case rurali e gli agriturismi sono oggi le mete preferite dalle scolaresche, che possono riscoprire una realtà legata all’agricoltura e ai suoi prodotti, naturali e privi di qualunque trattamento industriale o chimico.

San Zeno, considerata anche la distanza di appena 9 km dalla superstrada, andrebbe rivalutata, ma forse è meglio che tutto resti così: un luogo di pace e silenzio, a pochi chilometri dal caos dei centri più grandi, dove la tranquillità è ancora di casa.


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