ITINERARIO 3 - TRA RISORGIVE E RISAIE

Uno dei tratti tipici e più importanti dell'agricoltura della Pianura veronese è la coltivazione del Riso Vialone Nano, l'unico riso tutelato con il marchio europeo I.G.P. Coltivato su terreni della pianura veronese irrigati con acqua di risorgiva, (acqua che, dopo essere scomparsa nel sottosuolo, torna alla superficie in seguito al diverso grado di permeabilità del suolo che, nel limite fra alta e bassa pianura, fa sì che le acque riaffiorino spontaneamente) in una zona che comprende ventiquattro comuni, il riso arriva ai consumatori senza aver subito alcun trattamento chimico e nessuna manipolazione. Prima di essere immagazzinato nelle aziende per la lavorazione viene asciugato in impianti ad aria calda (nel passato questo procedimento avveniva stendendolo al sole, sull'aia delle fattorie). L'itinerario che segue si articola sui ventiquattro comuni che fanno capo al consorzio Tutela del Riso Vialone Nano e prende avvio da Isola della Scala, tradizionalmente considerata la capitale del prodotto, chiamata 'Città del Riso' anche per l'ultratrentennale Fiera del Riso che vi si tiene annualmente, in settembre-ottobre. Qui troviamo il Santuario della Bastia (1126), la Torre Scaligera, la chiesa parrocchiale (1558-1619) e la seicentesca Villa Pellegrini; il paese ha anche un piccolo museo archeologico con reperti rinvenuti localmente. A pochi minuti di automobile, in direzione ovest, incontriamo Trevenzuolo, che conserva la chiesa di S. Maria in loc. Fagnano è del 1400 mentre la frazione Roncolevà conserva alcune corti padronali: Corte Dossi, Corte Granarolo e Cortalta. Proseguendo verso ovest, si raggiunge Nogarole Rocca, importante per le vicende storiche d'epoca medioevale nei sec. XII e XIII con la rocca-castello che in epoca scaligera divenne parte della linea difensiva detta il Serraglio. Dell'epoca medieoevale rimane anche la chiesa di S. Martino, mentre risale al '700 la chiesa di San Lorenzo Martire. Poco dopo, si arriva a Mozzecane (Palazzo Ruffini del '600 e Villa Canossa a Grezzano, terminata nel '700 su disegno del Sanmicheli). Ora la direzione da prendere è quella nord-est, con la quale si arriva a Povegliano Veronese dove esistevano insediamenti in capanne su palafitte (reperti sono esposti nel Museo Civico Archeologico). A Povegliano troviamo il Santuario della Madonna dell'Uva Secca, con tele del '600, il cui edificio originale apparteneva ad una chiesetta già citata in documenti del 1178, e la seicentesca Villa Balladoro-Malfatti. Scendendo di qualche chilometro verso Isola della Scala, si incontra Vigasio dove, oltre alla chiesa di S. Pietro, al Santuario della Madonna di Campagnamagra del XVII sec., appartengono al '700 le ville Zambonina e Vo' Pindemonte, troviamo anche un mulino a servizio di una riseria: si tratta della Riseria Gazzani o 'Mulin Novo' che risale al 1648 e compare per la prima volta in un elenco del 1765 fra i mulini presenti sul fiume Tartaro. L'aggettivo nuovo viene utilizzato per distinguerlo da quello più vecchio, in paese. Il Mulin Novo è costruito sulla Graicella ed è dotato di due pale, di due macine ed è di proprietà comunale. Ancora funzionante, è utilizzato dalla Riseria Gazzani, con i macchinari, le metodologie e le attrezzature di un tempo. Il nostro percorso ci porta ora un po' più a nord, a Castel d'Azzano, la cui superficie interamente pianeggiante agevolò nel passato lo sviluppo dell'agricoltura, all'inizio con colture cerealicole, poi orticole (tipica della zona è la coltivazione delle fragole). Con il passare del tempo, l'agricoltura non occupa più il posto preminente che aveva nell'economia del Comune: ha ceduto il primato all'industria (con molte imprese artigiane) con il sorgere di numerose fabbriche tra le quali quelle di industrie di importanza internazionale nel settore dolciario, edilizio e chimico. La vicinanza con la zona industriale di Verona sud ha completato questa metamorfosi. Castel d'Azzano conserva Villa Violini-Nogarola, Villa Cesari, Villa Malaspina. Qualche chilometro in direzione est e arriviamo a Buttapietra, con il territorio percorso da un reticolo di piccoli corsi d'acqua naturali e artificiali, denominati "fossi". I fossi hanno origine dalle risorgive. Le risorgive sono chiamate "sortie" oppure "fontanoni'. Proprio per la considerevole presenza di corsi d'acqua si iniziò già dal XV e XVI sec. al loro utilizzo per irrigare le risaie. La situazione idrografica, modificata dall'uomo per un utilizzo più proficuo come fonte di energia, consentì la costruzione di "molini" e di "pile". Buttapietra conserva la chiesa parrocchiale del '700, Villa Giuliari, del secolo precedente, a Settimo di Gallese, e un esempio di architettura e organizzazione rurale: la corte del Feniletto. A 5 km. di distanza, in direzione ovest, si trova Raldon, frazione di San Giovanni Lupatoto, grosso centro di antichissima origine che, nel volgere di alcuni decenni, da territorio a vocazione prevalentemente agricola è divenuto centro pulsante di molte ed importanti attività industriali e artigianali (chiesa di S. Giovanni Battista, Palazzo Campagnola). Proseguendo in direzione orientale, ci si porta sulla riva destra dell'Adige, a Zevio, di origine romana, dove sono state ritrovate numerose sepolture galliche, con i resti del castello medioevale, trasformato nel XVII in villa circondata dal vallo originario e la chiesa parrocchiale, ampliata nell'800 su preesistenti edifici, con tele del '600 e '700, un battistero del XV sec. e il campanile del 1488. Si riprende la direzione sud e, con una lieve deviazione verso est, si giunge a Palù, con le sue corti rurali (Palazzo Maffei, dimora dei conti Guagnini, corte 'Girasol', corte Tre Marine) e gli affreschi e le pale dell'antica chiesa parrocchiale. Ritorniamo verso la riva del fiume per vedere Ronco all'Adige, altro centro agricolo, dove si trovano alcuni luoghi di culto con opere di un certo pregio: la Pieve di Scardevara (XII sec.), la parrocchiale di Ronco, quella di S.Ambrogio e quella di Albaro, l'oratorio di S. Francesco di Paola e tre corti: Corte Corso, Villa Camozzini e Villa Polfranceschi. Rientrando verso il centro della pianura, il percorso ci porta a Oppeano, importante insediamento palafitticolo dell'età del bronzo, con una necropoli del 1300 a.C., (reperti sono esposti al Museo Civico Archeologico) con la chiesa di S. Antonio Abate, la Pieve di Mazzagatta (entrambi del '300), la parrocchiale di S. Maria Addolorata e la bella Villa della Montara. Poco sotto c'è Isola Rizza, con ruderi di importanti nuclei abitati risalenti al II millennio a.C. e numerose ville edificate tra il '400 ed il '700; tra queste, Villa Pollettini, le chiese di Santa Maria della Piazza ('400) e quella parrocchiale, del '500. Pochi chilometri oltre, troviamo Roverchiara, abitata già in epoca romana e che, attorno all'anno mille, era il centro principale della pianura veronese. Di notevole interesse il seicentesco Santuario della Madonna delle Grazie, le chiese di San Zeno Vescovo e Martire e della Beata Vergine del Carmelo, con tele e quadri di valore, e la settecentesca Villa Pindemonte-Fiumi. Sempre seguendo la direzione sud, giungiamo a San Pietro di Morubio che, del periodo rinascimentale conserva i resti del Castello del Conte Panico e l'edificio originario della chiesa di Santa Caterina (ricostruita nel '700); dello stesso secolo, in stile neoclassico, la chiesa dei SS. Pietro e Paolo e, in stile liberty, Villa Gobetti. Seguendo una strada interna molto bella, si arriva a Cerea, porta d'accesso alla Palude del Brusà, con importanti chiese (Oratorio di Sant'Anna, 1698; S. Maria Assunta del 1061, la chiesa di S.Zeno, del XII sec., e quella di San Vito, del XIII sec.), e ville settecentesche molto belle le sparse nel territorio: Villa Medici/Grigolli, Villa Dionisi, Villa Franco/Bertelé, Villa Guastaverza/Buttura. Da Cerea, risalendo la strada provinciale, arriviamo diritti a Bovolone, centro importante anche per il mobile d'arte, dove troviamo il complesso sacro monumentale di S. Giovanni in Campagna del sec.VII, prima pieve del paese, il rinascimentale Palazzo Vescovile ed il seicentesco Santuario della Beata Vergine della Cintura, devastato e depredato di ogni cosa dalle truppe di Napoleone (1796). Continuando verso ovest, incontriamo Salizzole, dominato dal possente Castello Scaligero (XIII sec.), con la chiesa di S. Martino (XIV sec.), le parrocchiali delle frazioni di Bionde e Engazzà, la chiesetta dell'Assunta e di S. Rocco a Valmorsel, la seicentesca Villa Sagramoso-Campostrini-Maffei e le cinquecentesche ville Franceschini, Zanetti e, sempre del '500, Mezzo Palazzo Brutti ed altre dimore signorili di Bionde. Concamarise, tappa successiva di questo itinerario, qualche chilometro più a sud, è un importante centro per la coltivazione del tabacco e per il mobile d'arte. Rilevanti le residenze signorili (Villa Verità, con edifici eretti dal '300 al '600, la Palazzina e corte Lazise) e la chiesa quattrocentesca di San Lorenzo Martire. Proseguendo sulla stessa strada provinciale incontriamo Sanguinetto , la cui importanza strategica medioevale è testimoniata dal poderoso Castello Scaligero, innalzato attorno al '200. Qui ha sede quel piccolo gioiello seicentesco del convento di Santa Maria delle Grazie e la settecentesca chiesa della Rotonda. Limitrofo è il comune di Casaleone, con il Palazzo Sangueneda, Villa La Borghesana, la chiesa di S. Biagio e la parrocchiale di Sustinenza. Scendendo in direzione sud-ovest, raggiungiamo Gazzo Veronese, con l'ingresso alla Palude del Busatello, il museo civico archeologico che si trova nel centro del paese, l'Abbazia di S.Pietro in Monastero (el Ceson), anteriore all'anno 1000, la chiesa romanica di S. Maria Maggiore (metà del sec. IX) e Palazzo Montanari, del XV sec. Inoltre, le chiese di S. Giovanni Battista a Correzzo, di S. Prosdocimo a Pradelle e la parrocchiale di Roncanova. Risaliamo la statale 12 ed in pochi minuti giungiamo a Nogara, altro centro importante per la produzione del riso e per il suo utilizzo in cucina, abitato sin dalla preistoria e appartenuto nel medioevo a Matilde di Canossa conserva la chiesa romanica di San Pietro a Caselle, la dimora rinascimentale di Palazzo Maggi e Villa Marogna, risalente al 1548. Volgendo al termine del percorso, risalendo verso nord-ovest, tocchiamo Sorgà, con le numerose corti agricole di cui è ricco il territorio del comune, che lo caratterizzano rendendolo affascinante e misterioso, la chiesa di Pontepossero, Villa Grimani, il Museo della civiltà contadina a Villa Brà di Bonferraro.

L'itinerario si conclude ad Erbè, dove sono stati ritrovati importanti reperti ed indicazioni sulle forme di organizzazione urbanistica dei villaggi della civiltà paleoveneta e dove troviamo l'antichissima chiesa di Santa Maria Novella di Erbedello (IX sec. con affreschi del XIV).