Curiosità e personaggi illustri

IL MISTERO DEI TRE TESORETTI DI MENA'

Monumento ai caduti di Menà ridMonumento ai caduti di Menà Uno dei misteri irrisolti che riguardano l’abitato di Menà di Castagnaro è legato ad un evento che, a cavallo tra il 1800 ed i primi anni del 1900, vide l’ultimo paese posto a Sud della provincia veronese protagonista di una sensazionale scoperta. Questo ritrovamento risulta ancor più sensazionale se lo colleghiamo ad un’altra scoperta avvenuta a Casaleone in località Venera proprio in quei decenni dove, nel 1876, venne casualmente scoperto un vero e proprio tesoro in due contenitori sotterrati a poca distanza l'uno dall'altro; monete del periodo romano le quali, dopo un’attenta catalogazione, sembra fossero oltre 50.000 per un peso complessivo di 600 libbre romane.
Il mistero sta nel fatto che se per il tesoretto di Casaleone buona parte delle monete recuperate e censite si trovano a Verona, per i tre tesoretti di Menà, dopo una prima catalogazione e la costituzione di un piccolo museo a Castagnaro agli inizi del 1900, queste scomparvero e, ad oggi, non sappiano ancora dove esse siano.
Il ritrovamento fece, all’epoca, notevole scalpore. Infatti furono le tre scoperte a distanza ravvicinata a lasciare tutti sorpresi e questo grazie alla bonifica da poco conclusa che aveva fatto riemergere molte terre per secoli considerate paludose o, ad ogni modo, non coltivabili. Le monete furono trovate casualmente nei pressi del canale Emissario, ai confini con la provincia di Rovigo, e questo grazie a lavori di bonifica.
Il primo ritrovamento si ebbe nel 1889 allorquando vennero portate alla luce 1.258 monete; il secondo nel 1901, con 1.031 monete; il terzo nel 1903, con 1.219. L'evento fu pure riportato in un fascicolo custodito nell’archivio del Comune oggi andato perduto. Le monete divennero i reperti principali per allestire un piccolo museo in paese che risultava ancora presente nel 1923. Dopo la morte di Luigi Fiocco, il materiale venne trasferito al Museo Civico di Verona che, tuttavia ebbe solo una parte di quanto portato alla luce a Menà e a Castagnaro. Da allora non si seppe più nulla.
 

LA CONTESSA DEI SABBIONI

I Sabbioni idLocalità Sabbioni Verso la fine del 1600, nel comune di Castagnaro e precisa mente in Località Sabbioni, quando il Canale Castagnaro, ampio quasi come il fiume Adige, seguiva il suo corso e proprio in località Sabbioni si allargava creando larghi spazi di sabbia e ghiaia utilizzati dagli abitanti del luogo per coltivare un po’ di cibo, viveva una giovane e nobile signora figlia di un ricco possidente della zona. Case di fortuna, alcune con mattoni, altre molto più semplici gran parte delle quali situate nelle estese proprietà della famiglia Grimani che, accanto ai nobili Ferrarese, possedeva qui estesi possedimenti.
Proprio in queste terre abitava una bella e ricca giovane che, molto probabilmente apparteneva ad una delle due nobile e ricche famiglie. Era molto amata da tutti perché in quel periodo di grande miseria e povertà per l’intera popolazione, si dimostrava sempre comprensiva e magnanima con i contadini che spesso non potevano pagare i dazi per la scarsità del raccolto. Le piaceva cavalcare nelle Grandi Valli e tutti la chiamavano la “bella contessina”. Amava anche il canto e la bella musica e la sua famiglia possedeva un palco nell’artistico Teatro Sociale di Badia Polesine, un teatro stupendo simile alla Fenice di Venezia e con la sua carrozza spesso si recava nella cittadina rodigina per assistere alle varie rappresentazioni.
Quando la contessina passava in calesse tutti si fermavano per salutarla un po’ per riconoscenza ma soprattutto per ammirare la sua bellezza. Nonostante questa grande forma d’affetto, aveva però un’espressione sempre malinconica quasi piena di dolore. Fu promessa sposa ad un giovane della città e più di qualcuno sussurrava che lei mai avrebbe voluto lasciare la sua campagna per trasferirsi in mezzo a casa e palazzi. C’è chi giura che avesse un amore nascosto a Castagnaro, un bel giovane serio e colto ma di umili origini, un amore impossibile da sempre contrastato dalla sua famiglia e che proprio con questo giovane la bella Contessina dei Sabbioni avesse progettato una fuga d’amore protetta dagli amici contadini del luogo. Ma proprio quando tutto era pronto per questa fuga amorosa, di essa non si seppe più nulla e la giovane contessina sparì senza lasciare traccia. A nulla valsero sia le ricerche del padre, sia quelle del giovane innamorato.
Ma ancora oggi c’è chi giura che d’estate, nelle serate di vento della campagna lungo la strada che da Castagnaro porta ai Sabbioni si sente un rumore in lontananza. E’ la carrozza trainata dai cavalli tanto amata dalla contessina sopra la quale ancora oggi è solita, nelle chiare notti estive, correre verso il paese.
 

La Banda Filarmonica di Castagnaro

Foto Banda nuova inizii secolo ridLa Banda Filarmonica di Castagnaro nasce nel 1865 grazie all’interessamento di un sacerdote, don Marco Prando. In breve diviene tra le più conosciute ed apprezzate della provincia con premi e segnalazioni in tutta Italia. Ma il riconoscimento più ambito lo ottiene il 26 maggio 1912 a Parigi con il primo posto assoluto in un concorso musicale, unica banda italiana tra le tante iscritte. Dopo un periodo di stasi la banda ora sta tornando agli antichi splendori e nell’aprile 1996 ha partecipato ad un concorso nazionale a Pesaro.

LA BATTAGLIA DI CASTAGNARO

battaglia castagnaro ridLa grande potenza degli Scaligeri ebbe il suo epilogo nelle campagne veronesi proprio a Castagnaro dove, l'11 marzo del 1387, si fronteggiarono 40.000 uomini armati per decretare la definitiva supremazia sul territorio tra Verona e Padova.
L’importanza della battaglia è confermata sia dalla meticolosità con cui alcuni storici dell’epoca ne descrissero le fasi sia dall’introduzione, di nuove armi da guerra, compreso l'uso sistematico dell'artiglieria, utilizzata fino ad allora in maniera sporadica ed occasionale. Per ricordare lo storico scontro, una rivista americana specializzata in giochi di guerra, ha lanciato sul mercato internazionale la battaglia di Castagnaro, all'interno di un fascicolo intitolato "Capitani di ventura": battaglia che, in breve tempo, è divenuta un gioco di enorme successo.
Per capire il contesto in cui si verificarono i fatti, è importante comprendere come Verona e la sua provincia, già dal 1200, vivessero governati dalla signoria scaligera che aveva continuato ad allargare i confini del proprio dominio. Verso la metà del 1300 la Serenissima sosteneva apertamente gli Scaligeri contro Padova, mentre i Visconti di Milano, gli Estensi di Ferrara e i Gonzaga di Mantova, parteggiavano per i carraresi (padovani). La guerra divenne la logica conseguenza di tensioni esistenti fra i due stati confinanti. Il 5 aprile del 1386 un esercito veronese comandato da Cortesia Serego, invase parte del territorio padovano. Contro di lui Francesco Novello da Carrara inviò numerose milizie condotte da Giovanni d'Azzo degli Ubaldini. Il 25 giugno alle Brentelle, nei pressi di Padova, gli scaligeri vennero sconfitti lasciando sul terreno 800 uomini e 8.000 prigionieri, tra cui il Serego. Grazie a questa vittoria, l'esercito padovano si congiunse tra Este e Monselice e con Giovanni Acuto tra i capitani, decise di invadere il territorio veronese. L'inglese John Hawkwood, meglio conosciuto con il nome di Giovanni Acuto, era un capitano di ventura al soldo dei padovani, ricco di esperienza nei combattimenti e fu lui il principale artefice della vittoria carrarese a Castagnaro.
Ravenna lapide di ostasio da polenta 1396 in marmo rosso di verona ridRavenna lapide di ostasio da polenta 1396 in marmo rosso di verona I padovani quindi, dopo aver gettato un ponte tra Castelbaldo e Castagnaro, erano entrati in territorio veronese seminando morte e distruzione. Dopo 45 giorni, ripiegarono su Cerea mentre Ostasio da Polenta cui Antonio della Scala aveva affidato il comando dell’esercito scaligero e Giovanni degli Ordelaffi, appostati nei pressi dell'Adige, si preparavano per una battaglia che ponesse fine alla presenza padovana nel territorio.
Il condottiero padovano con i suoi uomini, giunse a Castagnaro, quasi di fronte al castello di Castelbaldo, dove aveva ammassato numerosi vettovagliamenti, e qui si accampò cercando di temporeggiare e di guadagnare tempo. Le milizie carraresi erano appostate tra l'argine dell'Adige a Nord, la bocca della fossa del Castagnaro (allora abbastanza larga) ad Est Sud Est, a Ovest il canale Dugale, da dove si attendeva l'attacco scaligero, e la palude a Sud. Il panorama che si presentava era quello di una pianura fangosa e acquitrinosa ai confini del territorio di Verona e di Padova; un terreno caratterizzato da palude, campi, argini, fiumi e, al centro, un grande campo trincerato, la cosiddetta "bastia", nella quale l'esercito padovano si era barricato in attesa del nemico.
Secondo alcune ricostruzioni storiche avvalorate da un narratore dell’epoca al seguito dei padovani, si pensa invece che il campo di battaglia fosse spostato più a Sud Est nei pressi del paese di Villa d’Adige proprio di fronte a Castelbaldo, allora territorio di Castagnaro ma oggi in provincia di Rovigo. Antonio della Scala, raccolti a consiglio i suoi comandanti, decise che era giunto il momento di preparare lo scontro. Sotto il profilo tecnologico-strategico, la battaglia di Castagnaro mise in luce grosse innovazioni. Apparvero per la prima volta alcune armi segrete come tre carrette armate di bombardelle a tiro simultaneo, a tre piani sovrapposti, con 48 bocche da fuoco in ogni piano, per un totale di 144 bombarde complessive in ciascun carro. I carri erano trainati da buoi e venivano disposti in un certo punto del campo di battaglia, protetti da un gruppo di fanti scelti. Lungo l'Adige incrociavano anche barche munite di bombarde che dovevano bloccare un'eventuale ritirata dei padovani attraverso il fiume. In campo erano presenti, inoltre, 12 cavalli con serventi muniti di lanciafiamme, tubi in ferro che, prima dello scontro, venivano riempiti di materiale combustibile per gettare fuoco e cospargere di fiamme tutta la zona circostante e dei carri di guastatori.
Alle prime ore dell'11 marzo del 1387 Giovanni degli Ordelaffi, capitano generale dell'esercito scaligero, iniziò ad avanzare nella campagna di Castagnaro al comando di 12 agguerritissimi squadroni. Il numero complessivo dei combattenti non è facilmente quantificabile anche se tutti concordano che a fronteggiarsi furono due grandi eserciti. Lo storico Maurizio Conconi indicò in 38.500 gli armati suddivisi in: 9.400 cavalli, 16.000 fanti, 1.000 pavesai e 1.600 balestrieri, nelle file scaligere (28.000 soldati in tutto); 9.500 effettivi tra gente a cavallo e con l'arco e tre schiere di 1.000 fanti, nelle file padovane (10.500 uomini in tutto).
Stessi numeri anche per lo storico Giuseppe de Stefani che rileva solo un numero inferiore di combattenti (500 in meno da una parte e dall'altra), ma non precisa di quanti fanti disponesse l'esercito scaligero. I veronesi disponevano di 12 squadroni mentre i carraresi schieravano 8 squadre di cavalleria.
La battaglia vide un lungo scontro frontale delle cavallerie divise in schiere di consistenza pressoché pari, secondo l'usanza dell'epoca, e comandate dai capitani più illustri dei due schieramenti. La bandiera principale era tenuta al riparo per evitare che cadesse in mano agli avversari. I veronesi contavano sul fior fiore dell'aristocrazia, che in forze aveva voluto partecipare allo scontro. I soldati agli ordini dell'Ordelaffi, smontati dai cavalli, si precipitarono verso la fossa per conquistarla e si trovarono di fronte tre schiere carraresi. Un assalto violento, ma anche una tenace resistenza. L'esercito padovano, infatti, aveva disposto al primo posto 500 cavalieri e, soprattutto, 600 arcieri inglesi alle dirette dipendenze di Giovanni Acuto. La lotta infuriava sempre più presso la schiera capitanata da Francesco Novello e tutto sembrava volgere a favore dei veronesi. Ma dei soldati padovani, che erano riusciti a frenare l'impeto degli scaligeri, corsero in aiuto del figlio del Signore di Padova. Gli scaligeri si diressero verso la fossa per oltrepassarla e incunearsi nelle file nemiche ma Giovanni Acuto decise a questo punto, di effettuare una mossa a sorpresa aggirando i soldati nemici, presentandosi alle spalle degli scaligeri e di fianco alla schiera della General Bandiera. Il comandante scaligero si vide perso. Con il grosso degli uomini era riuscito ad oltrepassare la fossa ma stendardi e bandiere erano rimasti dall'altra parte. Le insegne dei della Scala vennero atterrate ed il capitano scaligero trovò la strada sbarrata dai nemici. Cercò una strenue difesa con 200 uomini, ma venne catturato. Un gruppo di 4.000 soldati veronesi si asserragliò su di un rilievo in mezzo alla pianura fangosa tentando una strenue difesa ma molti morirono altri vennero fatti prigionieri, altri ancora annegarono nelle vorticose acque dell'Adige tentando si mettersi in salvo. Tutto era finito, e sul campo di battaglia calò un silenzio di morte. Nel conflitto scomparve la più bella gioventù di Verona, in parte uccisa e in parte fatta prigioniera dai padovani. Sul terreno rimasero 2.500 morti, secondo alcuni storici, secondo altri tra i 700 e i 750.
 

Mulino terraneo

Adiacente ad un palazzo del 1740 fatto edificare dal conte Dal Fiume per la figlia, si conserva, ancora funzionante, un antico mulino dell’800.

PERSONAGGI ILLUSTRI

VALERIO PILON

Da Castagnaro a Milano Uno dei personaggi degni di nota, originari di Castagnaro, è l’artista Valerio Pilon, nato qui nel 1929 e trasferitosi insieme alla famiglia a Milano cinque anni dopo. Il pittore, scultore e incisore ha studiato all’Accademia di Brera e ha avuto tra i suoi maestri Giacomo Manzù e Achille Funi. Di particolare interesse sono le sue caratteristiche nature morte, dipinte o modellate in creta, calibrate con una lucida collocazione degli oggetti del vivere quotidiano.
Attualmente è critico d’arte e conferenziere alla Cattolica.
 
 

ü  Giuseppe Pietro Maria Fiocco, letterato e storico dell’arte

ü  Ferruccio Cusinati, compositore e direttore di banda e di coro

ü  Padre Orfeo Mantovani, padre Missionario

ü  Alberto Donella, deputato e sindaco di Verona

ü  Dante Bossi, notaio

ü  Eufemia Carrirolo, benefattrice ed istitutrice della Casa di Riposo e della Casa di Infanzia

ü  Felicino Sordo, maestro e presidente della Banda Filarmonica

ü  Ario Stevanin, scrittore

ü  Gianfranco Donella, scrittore e poeta

ü  Augusto Frattini, fotografo

ü  Camillo Dal Fiume, possidente