Chiese, pievi e oratori

CHIESA DI SANTA MARIA A GAZZO VERONESE

chiesa santa maria ridIn uno dei luoghi più belli ed affascinanti della pianura veronese, si trova l’antica pieve ora parrocchiale di Santa Maria di Gazzo Veronese.
Si affaccia proprio sul fiume Tartaro ed è tra i luoghi più misteriosi e ricchi di storia dell’intero territorio rappresentando uno degli esempi migliori dell’architettura altomedioevale veronese. Venne eretta su di un luogo dove prima sorgeva un tempio pagano del quale sono ancora oggi ben visibili le tracce incassate nella facciata della chiesa, e fu eretta su terreni non particolarmente stabili, in una zona bonificata da paludi. Il terremoto del 1117, la distrusse per buona parte ma i lavori prontamente eseguiti per riportarla nella sua preesistente bellezza, portarono, con l’utilizzo di buona parte del materiale salvato dalla chiesa preesistente a un interessante, sia a livello storico sia a livello architettonico, recupero.
La facciata tripartita ricorda la struttura tipica di molte chiese veronesi ma, in questo edificio, s’ innestano anche elementi estranei all'arte veronese che ne rendono più difficile la datazione. Tipicamente veronese è la pianta a tre navate priva di transetto; lombardi, invece, sono i sostegni e i capitelli in cotto, mentre alcuni inserimenti di piastrelle vetriate si rifanno all’arte ferrarese. L’edificio è stato costruito con materiale laterizio, interrotto un po’ qua e un po’ là da qualche concio di marmo. I recenti restauri l'hanno portato alla primitiva, originalità e semplicità. L’edificio è coperto da un tetto a cavalletti ed è chiuso da tre absidi mentre i fianchi sono riccamente movimentati da lesene e da archetti pensili.
affreschi tardo medioevo presenti nella pieve ridaffreschi tardo medioevo presenti nella pieve All’interno, invece, della parte absidale è originale solo l’abside centrale; poiché quella settentrionale fu incorporata nel campanile quattrocentesco mentre quella meridionale fu rifatta nel 1940, sulla falsariga di quella centrale. L’antica pavimentazione riapparve solo in occasione di scavi di restauro avviati nel 1938, e da quei lavori si è potuto capire come l'aula primitiva di Santa Maria occupasse la navata centrale e fosse stata riedificata in periodo romanico. La pavimentazione a mosaico di quell'antico tempio, portò alla luce un’area di circa venti metri quadrati divisa in due tratti: una plebana e una presbiteriale. In quella plebana ricorrono molti dei motivi iconografici delle chiese paleocristiane presenti nel Veneto come il tralcio di vite, le pelte contrapposte, i cantari ed altro, mentre meno ancorato alla tradizione paleocristiana e più aperto alle tendenze di certi gusti artistici delle province del Nord e allo spirito dell'arte preromanica in generale, appare invece il tratto presbiteriale. Oltre ai mosaici facevano parte della chiesa altomedioevale marmi scolpiti di probabile fattura longobarda con motivi a rilievo databili fra il settimo e il nono secolo, e due iscrizioni ad essi coeve. Anche le pareti conservano importanti tracce di un grande apparato pittorico che riempiva l’abside dell’altar maggiore. Ci sono pitture del XIV e XV secolo che raffigurano santi con vesti rosse, ali di cherubino, un Cristo e altro.
Di questi elementi, parte andarono persi a seguito dei lavori di restauro che investirono l’intera struttura nel XV secolo tramite una corposa ristrutturazione che vide la ricostruzione delle mura, la demolizione dell’abside meridionale e alcuni interventi sia sulla facciata sia sul campanile.
 

Chiesa di San Pietro in Monastero o della Beata Vergine delle Grazie (El Ceson)

f panoramicab1L’antico feudo di San Pietro in Monastero, concesso all’abbazia veronese di San Zeno da Ludovico il Pio nell’815, comprendeva anche il territorio dell’attuale centro abitato denominato San Pietro in Valle. Durante la dominazione Longobarda il territorio veronese era suddiviso in corti, e una di queste, la corte regia Aspo, aveva come cappella la costruzione che oggi è conosciuta come Ceson o Chiesa della Beata Vergine delle Grazie. La data di fondazione di questo edificio è tuttora ignota, ma dovrebbe risalire ad epoca anteriore all’anno Mille, e la sua origine può riferirsi al periodo successivo allo spopolamento delle Valli Grandi Veronesi a seguito di saccheggi, epidemie ed invasioni. San Pietro è una fra le più antiche costruzioni religiose della bassa pianura veronese e presenta soluzioni architettoniche particolari. Affacciata su di un piccolo corso d’acqua che si dirama dal fiume Tione, l’affascinante complesso rappresenta uno degli esempi più interessanti del protoromanico veronese.
Le relazioni delle visite pastorali ci attestano l’esistenza, all’interno del “chieson”, di tre altari: il maggiore dedicato a San Pietro, quello del Crocefisso sulla sinistra e quello di Maria Vergine sulla destra. Addossata al lato destro della chiesa vi era un’abitazione, di recente rimossa, dove viveva un eremita. La soppressione del monastero di San Zeno, nel 1797, ha comportato la demanializzazione e l’assegnazione della proprietà di San Pietro in Valle al nuovo ospedale cittadino.
Di struttura semplice ed essenziale, la chiesa ha subito, nel corso dei secoli, vari interventi che ne hanno in parte modificato l’aspetto originario. Attualmente la pianta è a croce latina con cupola centrale ed ha tre snelli absidi ad andamento parallelo nel corpo orientale.
La facciata della chiesa è austera, caratterizzata da un semplice portale con massiccio architrave dal piccolo rosone. Il luogo di culto termina con una maestosa torre campanaria con bifore e pinnacoli. La torre è una massiccia costruzione che evidenzia nella sua struttura due fasi costruttive. La parte inferiore è la più antica e si presenta con caratteristiche edilizie ben diverse da quella superiore comprendente la cella campanaria; infatti su tutti i quattro lati la struttura è modulata da archetti a tutto sesto con funzione di scarico dei pesi ed è costruita in mattoni con l’inserimento, negli angoli, di marmi romani recuperati in zona. Non si conosce la funzione di questa torre: c’è chi suppone sia stata innalzata a controllo e difesa del territorio, essendo sorta nei pressi di un corso d’acqua, altri ipotizzano che potesse servire come torre lanternaria, ma in ogni caso non ci sono documenti che possano comprovare una teoria a discapito dell’altra. All’interno, sono interessanti i tratti di un antico ciclo di affreschi che si trovavano nell’abside centrale.
 

EL CESON

Facilmente raggiungibile si trova lungo il percorso che conduce all’Oasi del Busatello e non presenta alcuna difficoltà per essere visitata.

Per informazioni rivolgersi alla parrocchia di Santa Maria Maggiore – tel.: 0442 550254.

 

Chiesa di San Giovanni Battista

chiesa san giv batt correzzo ridLa prima notizia certa sulla presenza di questa chiesa risale agli inizi del 1300 e precisamente in un documento redatto il 23 gennaio del 1307 dal Monte di Pietà nel quale si diceva che la pieve di San Giovanni di Correzzo apparteneva al Vescovo di Verona e che da essa dipendevano quelle si San Zeno al Castello di Correzzo, di San Gregorio di Campalano e di San Zeno in Oratorio a Verona. Non sappiamo tuttavia come fosse quella chiesa, infatti il luogo di culto venne interamente ristrutturato e rifatto nel 1685 ad opera dell’Arciprete Baldovino.
La facciata della chiesetta di San Giovanni Battista è tripartita da quattro lesene con capitello ionico poggianti su di un alto zoccolo e termina con un timpano triangolare sormontato da una croce in ferro. Bello il portale lavorato secondo il gusto seicentesco in pietra d’Avesa, il tutto alleggerito da due ampie nicchie e una finestrella al centro del timpano. Nella parte posteriore sinistra si erge il campanile sul quale si è intervenuti in varie occasioni. Anche l’interno ha subito nel corso degli anni alcune trasformazioni, esso è a navata unica e le pareti sono abbellite da semicolonne che inquadrano gli altari. In passato gli altari erano quattro ma di essi oggi ne rimangono solo due: il primo intitolato al Sacro Cuore e il secondo alla Beata Vergine del Rosario. Entrambi sono di buona fattura e il primo risulta intarsiato di marmi policromi mentre il secondo ha come particolarità un paliotto lavorato a scagliola seguendo una tecnica usata nel XVII secolo in Emilia. Venne realizzato tra il 1685 e il 1696 è rappresentata la Beata Vergine tra i Santi Domenico e Caterina da Siena. Al centro, un bell’altare, costruito nel 1782, intarsiato con marmo rosso di Francia e realizzato in biancone di Santa Ambrogio mentre una balaustra divide il presbiterio della navata.
Un grande affresco a forma ellittica riducibile al tardo Settecento, occupa la parte centrale del soffitto e rappresenta la predicazione di Giovanni Battista sulle rive del Giordano.
È uno dei pochi beni rimasti in una chiesa in completo stato di abbandono e che invece un tempo, quando era aperta e frequentata dai fedeli, risultava abbellita da pregevoli opere. Elegante era, infatti, il fonte battesimale risalente alla fine del Cinquecento in marmo rosso di Verona suddiviso in otto spicchi ora presente nella nuova parrocchiale. Opere di valore erano pure alcuni quadri come una Nascita di San Giovanni Battista del Cinquecento; un dipinto raffigurante la Beata Vergine Bambina, San Gioacchino e Sant’Anna. Vi era pure un dipinto di Santa Creara che raffigurava la Madonna con Gesù Bambino e i Santi francescani. Di notevole interesse sono poi cinque lastre marmoree murate sul fianco meridionale della chiesa, la prima decorata con un festone di frutta e fiori, appeso davanti al monumento funebre durante la celebrazione dei defunti; la seconda un loculo dedicato a Lucio Vezzio; la terza decorata con un bassorilievo raffigurante due grifi affrontati ad un vaso come coperchio sepolcrale romano; la quarta un piccolo monumento di stele funeraria romana che presenta nella parte inferiore un epigrafe in parte corroso e nella parte superiore un timpano che include una corona d’alloro affiancato da due delfini stilizzati. Infine la quinta, un sigillo tombale dedicato da Marino Capello alla moglie Taddea e al fratello Michele nel 1464 che reca lo stemma gentilizio della famiglia proprietaria di estesi beni nella zona.
 

LA CHIESA DI SAN PROSDOCIMO DI PRADELLE DI GAZZO VERONESE

san prosdocimo ridLa chiesa di Pradelle è dedicata a San Prosdocimo. Questo santo, in una leggenda tratta dalla storia dei santi del XI secolo, lo vuole primo vescovo di Padova, inviato nel Veneto addirittura da san Pietro. Notizie certe del culto di San Prosdocimo le troviamo prima in due pergamene dell'860 e poi in un privilegio datato 17 maggio 1145 dove è nominata la Pieve di San Prosdocimo con "cappelle, decime e diritti di corte fino all'alveo vecchio del Tartaro”. San Prosdocimo di Pradelle è quindi molto antica anche se la chiesa attuale è del XV secolo.
Il trascorrere del tempo e l’incuria portarono la chiesetta in uno stato di grande precarietà finché un parziale crollo riportò alla luce i precedenti impianti architettonici; fu l'occasione per restaurarla e per vedere ritornare alla luce archetti sulla parete sinistra e piccole finestre nell'abside, oggi chiuse, l’immagine di San Prosdocimo in un trittico e nella vetrata della facciata.
Nella diocesi Verona è l'unica dedicata a questo santo e costituisce la prima testimonianza del suo culto, attestato fin dall'860. Alcuni documenti ne garantiscono l’esistenza anche se sono solo attestazioni successive e precisamente della fine del secolo XI e del XII che richiamano il privilegio di Eugenio III (1145) col quale il papa prendeva sotto la sua protezione la diocesi veronese e ne confermava al vescovo Tebaldo II i possessi e i diritti tra i quali le numerose pievi rurali compresa la pieve di San. Prosdocimo. La pieve identificata è senz'altro quella di Pradelle anche se i confini e i percorsi dei fiumi non corrispondono agli attuali. Essa risulta essere chiesa nell'860, pieve nel 1145 e chiesa parrocchiale successivamente. Grazie alle visite pastorali è possibile risalire all’antico luogo di culto; nel 1553 viene consacrata dal vescovo Luigi Lippomano e, nel 1812, si ha notizia dell'anniversario della dedicazione celebrato la terza domenica dopo Pasqua. Altre visite permettono di conoscere altri aspetti della piccola comunità che si aggira di solito intorno ai 250 fedeli. Agli inizi del 1800 in chiesa sono presenti due altari di marmo, quello maggiore e quello intitolato alla Madonna della Cintura. Il fonte battesimale era invece situato in un angolo della chiesa.
Un intervento straordinario per evitare danni irreparabili, si è reso necessario nel 1986 quando un fulmine si abbatte sul campanile ed apre alla sua base e all’interno della chiesa, un notevole squarcio mettendo in vista precedenti strutture. Nel edificio sacro si trova un trittico recentemente restaurato opera dell’artista veronese Nicolò Giolfino, raffigurante il santo con paramenti vescovili, la Madonna che sostiene sulle ginocchia il Bambino e san Rocco che mostra la piaga. Opera dipinta su tavola di alto valore artistico che sta a testimoniare come elementi artistici importanti si trovino nei luoghi più sperduti della provincia veronese.
 

La chiesa di Roncanova

parrocchiale roncanova ridLa chiesa di Roncanova che si trova nel comune di Gazzo Veronese, sul confine con il mantovano, fu soggetta fin dalle origini, circa X secolo, al monastero veronese di Santa Maria in Organo. Originariamente intitolata alla Vergine, nel corso del XV secolo venne dedicata ai Santi Filippo e Giacomo. La chiesa attuale venne edificata nel 1504 e fu eretta a parrocchiale nel 1526. Il legame tra Roncanova ed il cenobio di Santa Maria in Organo cessò nel 1796, anno in cui il monastero fu soppresso per decreto napoleonico. Oggi la parrocchia fa parte della vicaria di Isola della Scala - Nogara. Esternamente si presenta con facciata a capanna neoromanica. Sopra il portale, all’interno di una specchiatura di forma quadrangolare è inserito un affresco raffigurante i Santi patroni. L'interno è ad aula unica con due cappelle laterali, oltre al presbiterio a pianta quadrata e l’abside a fondale piatto. Caprate lignee a vista sostengono la copertura a doppia falda in coppi lungo l'aula, mentre il presbiterio presenta una contro soffittatura a volta e copertura in coppi. La pavimentazione è in mattonelle di marmo bianco lungo l'aula mentre è rosso nelle cappelle e nell'area presbiterale. Sulla parete posta a Sud ci sono le tracce ancor ben visibili di una meridiana risalente alla fine del 1700 o primi 1800. Il tracciato orario si presenta alla francese con numerazione araba arricchito dalle mezz’ore e dalla linea equinoziale. Peccato che questa meridiana sia rovinata dalla presenza di una canna fumaria realizzata alcuni anni or sono, che da l’immagine di un triste destino a questa opera costruita dall’ingegno dell’uomo.

La chiesa parrocchiale di Correzzo

chiesa nuova parrocchiale di Correzzo ridLa chiesa parrocchiale di Correzzo fu edificata ex novo nel centro del paese tra il 1965 e il 1967 in sostituzione della vecchia, situata al di fuori del paese, risalente agli inizi del 1300 dove risulta che era una pieve e che apparteneva al vescovo di Verona. L'edificio attuale presenta facciata a capanna moderna, con portale d’ingresso di forma rettangolare preceduto da un'alta scalinata. In posizione arretrata rispetto alla facciata, una grande vetrata di forma triangolare, allungata verso l'alto, illumina l'interno dell'edificio, che si presenta con pianta rettangolare a sviluppo longitudinale. Presbiterio a pianta rettangolare ed abside a fondale piatto. La pavimentazione della navata è realizzata in piastrelle quadrate di pietra calcarea attraversata longitudinalmente da una fascia in breccia rosso-violacea, mentre la pavimentazione del presbiterio è in marmo Rosso Verona. Al suo interno sono presenti elementi artistici provenienti dalla vecchia chiesa parrocchiale abbandonata al disfacimento, pur essendo un edificio di buona fattura settecentesca molto equilibrata nella proporzioni.

 

La chiesa di Macaccari

chiesa maccacari ridScarse sono le notizie storiche riguardanti la chiesa parrocchiale di Macaccari intitolata ai Santi Fabiano e Sebastiano. L’edificio, nato come cappella soggetta alla vicina pieve di Correzzo, venne probabilmente edificato tra 1400 e 1500. Dell’edificio originario è visibile, ancora oggi, in un vano posto sul lato orientale della navata, un affresco quattrocentesco raffigurante la Vergine con Bambino con i Santi Eustachio e Brigida. L’erezione in parrocchia è anteriore al 1526, anno della prima visita pastorale effettuata dal vescovo Matteo Giberti. Esternamente si presenta con facciata neoclassica suddivisa da quattro lesene con capitello dorico poggianti su di uno zoccolo alto in marmo e termina con un timpano triangolare sormontato da una croce in ferro. La torre campanaria parzialmente inglobata nel muro posto sul lato est della chiesa è in mattoni e al posto della classica cuspide presenta un tetto a spioventi racchiuso su ogni lato da quattro merli di tipo ghibellino. L’interno ad aula unica termina con il presbiterio a pianta rettangolare e l’abside a fondale piatto. Sono presenti quattro cappelle laterali, mentre la pavimentazione è realizzata in seminato con graniglia di marmo.

La chiesa di San Pietro in Valle

Chiesa di San Pietro in Valle ridLa chiesa di San Pietro in Valle nacque come cappella edificata dai monaci benedettini dell’abbazia San Zeno di Verona, i quali possedevano vasti appezzamenti in questa zona. Divenuta chiesa parrocchiale tra 1530 e 1532, dal 2012 è chiusa al pubblico a causa delle precarie condizioni statiche in cui versa dopo il terremoto dell’Emilia. Esternamente si presenta con facciata rinascimentale a capanna rivolta ad occidente. Torre campanaria adiacente al lato settentrionale della chiesa, all’altezza dell’area presbiterale. Lo spazio interno della chiesa è caratterizzato da una complessiva sobrietà ed armoniosità compositiva e decorativa; i prospetti sono regolati dal ritmo dell’ordine architettonico, scanditi da lesene.

Cappella di San Francesco d’Assisi - Corte Lando

Oratorio di Corte Lando ridPresso Corte Lando, a Levà di Sopra di Correzzo, si trova un oratorio intitolato a San Francesco ed eretto verso la fine del 1600 dal nobile Alessandro Lando. A conferma di questo, un’iscrizione posta in una lapide sopra l’ingresso della chiesa che ricorda come il conte Alessandro Lando e i suoi fratelli, mossi sia dalla devozione verso San Francesco, sia dalla necessità di accontentare le tante persone che abitavano nella tenuta di Levà di Sopra che distava alcuni chilometri dalla parrocchiale, nel 1695 fecero erigere una piccola cappella di forma rettangolare con tetto a capanna. L’interno della cappella ha subito nel corso degli anni, delle trasformazioni mentre atti vandalici hanno privato il luogo di culto di alcuni oggetti sacri. Infatti una bella pala d’altare che rappresentava San Francesco d’Assisi mentre riceve le stimmate, è stata rubata. Altre tele di un certo interesse e datata 1700 sono state trasferite nella casa patronale così come una bella campana ordinata da Alessandro Lando nel 1697. Da ricordare pure un bel paliotto in scagliola eseguito da artisti emiliani e contemporaneo all’erezione della cappella. Sono raffigurati ad inchiostro nero Maria Vergine con il Bambino al centro e, i lati, il Vescovo San Geminiano e San Ludovico (Luigi IX) in abiti da pellegrino. È l’unica parte recuperata dell’antico altare in cotto andato distrutto.