Chiese, oratori e pievi

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN LORENZO

P1000089 ridLa chiesa parrocchiale di Minerbe svetta possente e maestosa nel cuore pulsante del paese. E’ dedicata a San Lorenzo e sorge sopra un'antica pieve del 1300 sulla quale venne successivamente costruita quella attuale. In origine quindi essa era piccola, disposta su tre navate in stile gotico, aveva un piccolo abside mentre la facciata in stile romanico era caratterizzata da un monumentale portale centrale. Con l’andare degli anni e a partire dal XV secolo, la chiesa parrocchiale sostituì la pieve con l'assegnazione del fonte battesimale e del cimitero, e pertanto nell’edificio sacro furono intrapresi vari lavori di sistemazione ed di abbellimento. Tuttavia il periodo di maggiori trasformazioni si ebbe agli inizi del 1800, ed in particolare con il parroco don Filippo Accordi che dal 1824 in poi, diede l’avvio ad interventi necessari per realizzare l'attuale chiesa. Venne costruito il coro, furono aggiunte altre finestre e porte e si eseguirono tutti quei lavori che ci permettono di vedere la chiesa nello stato attuale. Ulteriori lavori richiamano gli anni 1845 e 1848, anno in cui la costruzione fu terminata e consacrata dal vescovo di Parma Giovanni Neuschel in onore di San Lorenzo Martire. La maestosa facciata invece fu portata a termine nel 1911 ed andò a sostituire la precedente di stile romanico con rosone centrale, timpano ed ingresso architravato successivamente eliminati. Anche il campanile venne sostituito e fu eretto l’attuale nel 1859 che nella cella campanaria ha sei campane da concerto fuse dalla ditta Ettore Cavadini di Verona nel 1933, che vengono considerate musicalmente raffinate.minerbe 04
La chiesa al suo interno è caratterizzata da un colonnato marmorizzato che divide in tre navate la zona centrale. Sono dieci gli altari che impreziosiscono la chiesa e dedicati al Sacro Cuore di Gesù, a Maria Regina, a San Giuseppe, a Sant’Antonio, al Sacro Cuore, alla Madonna Addolorata e a San Carlo. La cupola è affrescata e vede al centro la colomba raffigurate lo Spirito Santo con tutt’intorno i santi Lorenzo, Giovanni Bosco, Teresa del Bambin Gesù, la Madonna, Giuseppe, Stefano e Francesco. Ai quattro angoli gli Evangelisti Giovanni, Marco, Luca e Matteo. Il ciclo pittorico è stato realizzato tra il 1946 ed il 1947 dai frescanti Aldo Tavella e Luigi Monastero. Negli altari particolare attenzione rivestono la pala di San Lorenzo opera di Angelo Ugolini eseguita agli inizi del 1800. È un dipinto ad olio su tela centinata e rappresenta il santo posto al centro dell’intera struttura in dalmatica rossa immortalato nell’atto di aprire le braccia posto tra tre puttini. Sulla parte superiore della tela si vede Cristo posto a sinistra con la croce e dipinto in lilla, mentre a destra vi è il Padre Eterno. Un’altra pala di anonimo veronese del XVII secolo raffigurante San Carlo ed un’Ultima Cena. Completano l’arredo pittorico, altri quadri raffiguranti la Madonna delle Grazie, Sant’Antonio e San Francesco, La trasfigurazione del Signore e momenti tratti dall’antico testamento come: Noè ubriaco deriso dai figli, Il Sacrifico di Isacco, Giuditta e Oloferne, La sofferenza di Giobbe. Tra gli autori contemporanei da ricordare Antonio Rebustini, nativo di Minerbe, Bruno Natalini e Aldo Tavella, (Verona 1909, 2004), che fu per molti anni direttore dell’Accademia di Belle Arti “Gian Bettino Cignaroli”. L’ultimo restauro, eseguito da una ditta di Tiene, ha ridato slancio, vita e lucentezza sia all’edificio sacro sia alla piazza e sia ai vari edifici che lo affiancano.
 

CHIESA DI SAN ZENONE 

PICT0096 ridQuesta chiesa, posta nella frazione di San Zenone, fu soggetta, nel 1923 e nel 1930, a ripetuti lavori di sistemazione e di ampliamento. L'edificio ha tuttavia mantenuto le caratteristiche originarie. In occasione del secondo intervento, era ancora ben visibile l'abside sulla quale venne anche aperta una porta. Nel 1937, con la costruzione della nuova facciata, l'abside scomparve. L'attuale facciata della chiesa di San Zenone, è in stile 'settecentesco, realizzata in cotto con basi, capitelli e ornati in pietra di Quinziano, al suo interno ha elementi molto più antichi, segno di presenze in epoche precedenti.
All'esterno, sono visibili due nicchie all'interno delle quali hanno trovato sistemazione le statue di San Benigno e di San Carlo opera dello scultore Ubaldo Fontana. Nel 1924, in occasione di alcuni lavori di rifacimento, venne alla luce una fondazione granitica a tre semicerchi di origine romana con intonaco di calce a strisce in rosso cupo del tempio preesistente. La chiesa conserva un affresco che rievoca la traslazione del Santo al tempo del vescovo Rotaldo opera di Adolfo Mattielli. Un altro grande affresco invece raffigura la "Gloria di San Zeno" ed è opera del pittore Mani da Verona 1853. Sempre del medesimo autore sono due grandi pitture nei muri laterali raffiguranti Davide ed Aronne. Pregevoli pannelli di autore ignoto del '600, riproducono poi alcuni episodi della vita del Santo.
La chiesa ha cinque altari e in sacrestia viene conservata una Madonna del Quattrocento. In chiesa si trova poi una pietra tombale di epoca romana rinvenuta in località San Feliciano a testimonianza che la zona in antichità era abitata. La lapide parla di una tribù romana molto nota nella zona come la Romilia e si avvicina molto ad un altro monumento funebre di Lucilio scoperto nel 1921 in località Ospedale di Minerbe. La pietra tombale riporta: "Pullia, Seconda figlia di Sesto, a sè e al padre Sesto Pullio Basso, figlio di Tito a Votania, figlia di Quinto, e alla madre Procula, a Lucio Turranio, figlio di Lucio, marito fedele della tribù Romilia". All'interno della chiesa si trova un bel battistero del 1454 costituito da una vasca monolitica ottagonale. Dopo il Concilio di Trento, il battistero venne diviso in due parti anche se rimane dalla parte sinistra, ancora oggi ben visibile, il foro da dove si estraeva l'acqua usata dopo il battesimo effettuato ad immersione. Di pregevole fattura i bassorilievi presenti. Il battistero porta scolpiti sui lati, l'immagine di San Zenone in mezzo a due stemmi, il primo del vescovo Ermolao Barbaro e l'altro della città di Verona: una croce attorniata da altri due stemmi gentilizi e l'albero del frutto proibito. All'esterno, protetta da un "timpano", vi è un piccolo capitello che contiene la statua di San Zenone a cui è dedicata la chiesa. L'immagine risale ad un'epoca antecedente al 1818 anno in cui il luogo di culto venne arricchito con altre statue.
 

CHIESA DI SANTA LUCIA 

minerbe 02E’ un luogo di culto di grande interesse storico e porta il nome di chiesa di Santa Lucia. Già denominata Santa Maria dell’Ospedale, sembra risalga addirittura al IX secolo, anche se buona parte dei suoi elementi costruttivi indicano con maggiore certezza una datazione risalente al XIV secolo. Della chiesa si trova menzione nel 1526 quando, in una sua visita pastorale, il Giberti ispezionò l’ospedale annesso. Rettore di allora era don Cesare da Legnago che aveva ricevuto l’incarico nel 1523 dal vescovo di Calamina, il vicario di Verona Marco Corner. L’ospedale Santa Maria, la cui chiesa rendeva 9 ducati all’anno ed era retta da don Cesare che aveva l’obbligo di celebrarvi la messa almeno due volte al mese e doveva sempre tenere disponibili due letti (si suppone per i viandanti e per le persone bisognose). Venerati a quel tempo erano i santi Rocco e Bastiano, invocati in occasione di pestilenze e malattie infettive quando il luogo si trasformava in lazzaretto.
Altre periodiche e ravvicinate visite da parte del vescovo Giberti o da un suo delegato, furono effettuate fino al 1541. Dall’ultima si rileva come la chiesa e l’ospedale fosse luogo preposto alla cura delle anime e della gente indigente. Il 29 ottobre 1765, il vescovo Niccolò Antonio Giustiniani, constatato il grave stato di degrado in cui si trovava il luogo di culto e le sue pertinenze, ordinava che si eseguisse un restauro del complesso, compresa l’abitazione del cappellano. Nel 1809 la chiesa e l’ospedale passarono in proprietà al Pio Istituto Elemosiniere di Santa Maria dell’Ospitale al quale era preposta la cura degli orfanelli e trovatelli. Sciolto l’Ente, il complesso divenne di proprietà comunale. Alla fine del XIX secolo troviamo venerati in questa chiesa Sant’Agata, Sant’Apollonia e infine Santa Lucia; quest’ultima darà il nome alla chiesa. Si pose mano ad altri lavoro di restauro nel 1957, in occasione della visita pastorale di monsignor Giovanni Urbani, vescovo di Verona.
santa lucia ridNel 1984, su progetto dell’architetto, Silvano Tognon, si provvide ad avviare un’importante opera di restauro conservativo. In tale occasione, durante la pulizia delle pareti, vennero alla luce pitture murali risalenti alla fin del XV secolo e alla metà del XVI secolo. Il restauro vide una prima fase dei lavori interessare la facciata con il rinvenimento di parti d’intonaco della vecchia struttura cinquecentesca. La precedente facciata era di modeste dimensioni con un’apertura a tutto tondo in alto, sopra il portone; era di colorazione rosata con le nervature del frontone e della finestra in tinta ocra. Nel XVI secolo la chiesa fu ampliata e modificata; sono di questo periodo, infatti, le finestre a semicerchio. L’ultima e definitiva trasformazione avvenne nel ‘700 quando fu demolita la parete destra per allargare la chiesa, da cui deriva il conseguente decentramento dell’altare di gusto barocco con paliotto a marmi policromi, addossato ad un portale recante al centro un’apertura ad arco tutto sesto, che ospita la pala dedicata a Santa Lucia. Ai lati dell’altare si aprono, in modo simmetrico, due porte che danno accesso l’una alla sacrestia l’altra al vano collocato sotto il campanile. Venne poi alzato il tetto, furono aperte nuove finestre e costruita l’attuale facciata, in stile neoclassico.
La facciata ha un aspetto sobrio e semplice con quattro colonne ornate da capitelli in tufo come il portale recante sulla sommità un medaglione dove si legge la lettera “S”.
L’interpretazione di tale “S” porta a pareri contrastanti, in quanto se da una parte non sembra presentare alcuna anologia con lo stemma nobiliare dei Nobili Somaglia di Stoppazzola a cui si vuol fare riferimento, dall’altra si ha motivo di individuare il nesso, avendo tale famiglia contribuito al restauro architettonico e alla donazione dell’attuale altare della chiesa, proveniente da una cappella adiacente alla Villa Somaglia di Stoppazzola, ora demolita.
Buona parte della cappella originaria del XV secolo, era affrescata con pitture murali che, a seguito delle trasformazioni successive sono andate in buona parte perdute. Recuperati, invece, due stemmi non attribuibili e una Madonna in trono con Bambino e a lato San Giuseppe; un Santo con il simbolo del Santissimo; una Madonna in trono con Bambino e a lato Santa Caterina d’Alessandria; tre Santi tra i quali è riconoscibile San Sebastiano; una scritta latina. Le opere sono per buona parte in tempera, mentre la tecnica pittorica è l’affresco. Da alcuni anni all’interno della chiesa si svolge un concorso di Poesia Dialettale Veneta intitolato Premio Minerva.
 

CHIESE MINORI:

CHIESA DI SANTO STEFANO

La chiesa dedicata a Santo Stefano sorge su di un capitello fatto erigere in passato. La nuova facciata, dopo ripetuti interventi e lavori di ampliamento, porta la data del 1925. Al suo interno veniva conservata una pregevole statuetta in legno raffigurante il Santo.

CHIESA DI SANT'ANTONIO

chiesa di santantonio ridLa chiesa di Santa Chiara in località "Campeggio", venne fatta erigere nel 1567 dal marchese Tommaso Spolverini. Al suo interno si trova un solo altare dedicato a Sant'Antonio da Padova. Tutti gli anni, la sera del 13 giugno, al suo interno si celebra una messa con processione e fiaccolata alla quale partecipa l'intero paese di Minerbe. All'interno della chiesa si trova una lapide murata con sopra scritto: "A Dio Ottimo Massimo e alla Chiara Santissima Vergine, Tommaso Spolverini, per autorità di Francesco Agostino Valier, vescovo di Verona, costruì a sue spese dedicò questa cappella nell'anno Domini 1567".

CHIESA DELLA NATIVITA' DI MARIA

La chiesetta di Anson di Minerbe deriva dall'ampliamento di un antico capitello avvenuto nel 1858. Anche se piccola, la chiesa risulta molto raccolta e, al suo interno, di particolare effetto sono gli affreschi del pittore minerbese Antonio Rebustini recentemente scomparso. Dell'autore, sopra l'altar maggiore, spicca una caratteristica "Ultima Cena".