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PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

L’attuale chiesa di Bonavigo è alquanto recente. Infatti l’antico luogo di culto fu demolito al termine del Secondo conflitto mondiale per i danni subiti durante i bombardamenti che le forze alleate effettuarono nel tentativo riuscito di abbattere il ponte che attraversava fiume Adige. Terminata la guerra sorse il problema di dove ricostruire la chiesa e i vari edifici pubblici andati distrutti. I primi anni del dopoguerra furono difficili per la vita civile e religiosa. Il parroco fu costretto a celebrare, in mezzo a tanti disagi, le funzioni religiose in due chiesette distanti dal centro del paese. Si fece ricorso alla Pieve di Santa Maria della Ciusara, già parrocchiale, e alla chiesa della frazione di Pilastro. Tutto questo durò circa dieci anni. Dopo forti contrasti nel 1951, la ricostruzione del paese finalmente prese l’avvio e si decise di edificare sui terreni donati dalla signorina Lugo, i quali si trovavano presso l’argine dell’Adige. Si iniziò a costruire con i soldi ricevuti dallo Stato, come risarcimento dei danni subiti, con la realizzazione dell’asilo, del municipio e delle scuole elementari seguendo il progetto stilato dall’architetto Paolo Rossi Paoli di Roma.
Difficile dire se la vecchia chiesa fosse di grande pregio o meno, se fosse il caso di salvarla o meno, si sa che era composta da un’unica navata, che c’erano cinque altari di fattura alquanto modesta, mentre poco o nulla si conosce delle pitture presenti. L’attuale chiesa parrocchiale fu innalzata nel 1955, su disegno dell’architetto Paolo Rossi Paoli, in stile “romanico moderno”, e consacrata il 13 ottobre del 1956, dall’arcivescovo Monsignor Giovanni Urbani. Si presenta tutta in cotto con linee semplici, la facciata a capanna è ingentilita da un trittico in marmo bianco posto sopra il portale d’accesso. Il bassorilievo eseguito dallo scultore trentino Castelbarco, rappresenta il Cristo Trionfante, con ai lati il Battesimo di Gesù e la Decollazione di san Giovanni. Al suo interno, composto da un’unica navata, si conserva una delle maggiori testimonianze storico-artistiche presenti sul nostro territorio. Dietro l’altar maggiore vi è appesa una pala di grandi dimensioni realizzata da Francesco Montemezzano, la quale decorava l’altare maggiore del vecchio luogo di culto ed è intitolata proprio a San Giovanni Battista rappresentando in maniera elegante la nascita del Santo. A dire il vero di questa pala si parlò molto, poiché fu attribuita da alcuni studiosi a Paolo Cagliari mentre altri la avvicinarono a Paolo Farinati. Dopo un recente restauro venne attribuita in maniera definitiva a Francesco Montemezzano allievo di Paolo Cagliari, nato a Mezzane di Sotto nel 1555, che la dipinse verso la fine di quel secolo.
Oltre alla pala appena citata, si conserva anche una Madonna del rosario di autore ignoto, due statue di pregevole fattura, una dello scultore Carli che rappresenta san Giovanni Battista, l’altra dello scultore Righetti che rappresenta sant’Antonio da Padova. Inoltre c’è un pregevole Crocifisso del 1700, una tela raffigurante la Sacra Famiglia eseguita da un artista del paese ed è presente un vibrante quadro raffigurante il Battista, eseguito dalla pittrice Betty Nascimbeni, e donato alla parrocchia come ex voto nel 2002.
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CHIESA DI SAN TOMASO

Quello di Orti è il più piccolo Santuario della provincia e si erge, sul limitare dell’argine dell’Adige, a controllare il lento deflusso delle acque. Il luogo di culto chiamato “Madonna di San Tomaso”, sorge isolato sull’argine sinistro dell’Adige, fra gli abitanti di Bonavigo e Porto di Legnago in località San Tomaso nel pezzo di “terra privata” di Orti. E’ uno dei luoghi di culto più conosciuti e maggiormente venerati dell’intera zona e conserva al suo interno ben 52 ex voto a riprova dell’attaccamento che la popolazione ha verso di esso. Ogni anno, nel mese di settembre, un’affollata fiera trasforma l’oratorio e il territorio circostante nel punto di ritrovo religioso e profano più partecipato del Basso Veronese.
Documenti sulla presenza di un luogo di culto si hanno già prima dell’anno Mille mentre altre notizie sono contenute nei registri delle visite pastorali del Vescovo di Verona Gian Matteo Giberti il quale, arrivato ad Orti verso la fine di ottobre del 1526, apprende dell’indigenza della popolazione e ordina di restaurare la chiesa parrocchiale gravemente danneggiata alcuni anni prima da una terribile inondazione. Nel 1668 l’intero luogo territorio venne messo all’asta su decisione papale per finanziare la guerra combattuta dai Veneziani contro i Turchi. Venne così acquistato dalla monache di Santa Caterina di Venezia, che ne restarono proprietarie fino ai primi anni dell’Ottocento. Pur essendo molto antica, la devozione popolare per questo tempio conobbe la sua massima diffusione nel Settecento quando, soppresso l’Ordine delle monache di Venezia e incamerati tutti i loro beni, gli stabili di Orti e i campi circostanti furono messi all’asta e la chiesa della Madonna di San Tomaso rimase chiusa al pubblico. A questa decisione comunque, non si sottomisero le persone del luogo che costrinsero il parroco a ricorrere all’aiuto del vescovo di Verona, il cui interessamento permise la riapertura del santuario il 12 ottobre 1808. La chiesa venne così data in affitto a pochi borghesi del demanio e solo, nel 1920, dopo la Prima Guerra Mondiale, il parroco di Orti Fiorente Magrinelli, riuscì a convincere le famiglie all’acquisto della proprietà.
L’oratorio, nominato di “San Tomaso”, trova questa sua dedicazione in un documento del vescovo Giberti dal quale si è appreso che l’edificio era stato consacrato a Thomas Becket (1117-1170), arcivescovo di Canterbury, che si era prodigato nella difesa delle prerogative della fede, attirandosi l’odio del re Enrico II (1133-1189), di cui era amico e cancelliere. La chiesetta comunque, è dedicata a Maria e precisamente alla Beata Vergine per la “miracolosa” immagine in esso conservata.
Al suo interno sono visibili due altari: uno dedicato alla Madonna, l’altro al Santo. Recenti lavori di restauro hanno portato alla luce delle finestre murate a ridosso del pavimento e a metà delle pareti. Si è così scoperto che anche il campanile è stato alzato almeno due volte mentre le strutture attuali dovrebbero risalire al 1481.
Gli ex voto fanno chiaramente capire come, da parte della gente, vi fosse una profonda venerazione per la Madonna di S. Tomaso e quanto per il popolo fosse sentita la sua capacità di poter aiutare la gente nei momenti di bisogno. Solenni processioni furono organizzate con i parroci delle chiese vicine per chiedere grazie particolari quali la liberazione della peste, dalle inondazioni, dalla siccità e dalla guerra; tradizioni ed usanze che ancora oggi si ripropongono con partecipazione e coinvolgimento di migliaia di persone nel mese di settembre.

PIEVE DI SANTA MARIA DETTA “LA CIUSARA”

Di questa antica pieve, posta nel bel mezzo della campagna veronese a due passi dal fiume Adige, chiamata antica pieve di Santa Maria, troviamo tracce già prima dell’anno Mille. A quell’epoca era tenuta dai “Canonici Regolari” di San Giorgio, mentre con la dominazione Veneziana troviamo prima i padri Camaldolesi di San Michele di Murano e poi i frati del convento di Santa Maria di Murano che vi rimasero fino al 1768. Essa rappresenta un’importante testimonianza di un monastero sorto lungo le rive dell’Adige. La chiesa, in puro stile romanico, presenta all’interno una navata con soffitto a capriate. Tre absidi chiudono la sacra aula verso levante di cui quella centrale è crollata ed è stata tamponata con un muro che ne riduce lo sviluppo verso l’esterno. Sulla facciata sinistra è inserito un campaniletto anch’esso in stile romanico. In origine la Chiesa era annessa ad un monastero, costruita in stile romanico, ha la facciata a capanna con archetti pensili che accompagnano l’inclinazione dell’edificio. La torre campanaria, inserita nella facciata della chiesa, si innalza con corsi di tufo alternati a corsi di cotto. Essa termina con una cella a bifore sorrette da colonnine in pietra. Nelle pareti sono inseriti alcuni lacerti “riutilizzi” di periodo romano. L’aspetto più bello ed interessante del complesso protoromanico si trova all’interno. Sono infatti alcuni affreschi scoperti di recente nelle due absidiole laterali. Essi sono la testimonianza di come la cultura ravennate si sia spinta fin qui e questo per il vivace cromatismo, per l’iconografia frontale e per i grandi occhi delle figure incorniciate dal classico casco di capelli. L’altare principale è in stile barocco e risulta rifatto nel 1705 da Francesco Zanetti. Sopra di esso si trovava un trittico su tavola di scuola Mantegnanesca eseguito nel 1494 e firmato da Leonardo da Verona oggi non presente nel luogo sacro. A fianco dell’abside principale, si trovano le due piccole absidiole che recano pitture bizantineggianti ad affresco. Guardando sulla destra dell’altare, su di uno sfondo bicolore giallo nella zona inferiore ed azzurro in quella superiore, si scorge in un buon stato di conservazione, la figura di Cristo a mezzo busto. L’abside, che si trova sulla sinistra guardando l’altare, ha nel catino il busto di un santo benedicente che, con molta probabilità, è San Gregorio raffigurato con “Pallio” sulla veste viola. Alla sua sinistra, un giovane in tunica bianca e mantello viola e a destra un altro giovane con veste gialla quadrettata e manto bianco. Nel XV secolo, l’abside venne murata e ridotta a fossa comune per i monaci. Al suo interno è stato rinvenuto uno scheletro femminile.

CHIESETTA DEL PILASTRO

Poco lontano da Villa Buri, in località Pilastro, sorge la chiesetta del Pilastro che, con il “Palazzone” (non più esistente), apparteneva all’antica Corte Buri. All’interno, sul suo altare in marmi veronesi, sormontato da un quadro d’autore ignoto che rappresenta la Vergine tra due Santi, sono conservate circa duecento reliquie di santi.

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CHIESA SANT’ANDREA IN LOCALITÀ ORTI

Nella zona di Orti di Bonavigo sono stati ritrovati diversi reperti del periodo romano, testimonianza del fatto che gli insediamenti hanno antica origine. I primi dati certi ci portano a risalire all’XI secolo, quando anche qui esisteva un castello cinto da un fossato, che i conti di San Bonifacio donarono ai monaci di San Giorgio in Braida di Verona, con tutto il terreno circostante. Il territorio poi nei secoli successivi passò ad altri ordini monastici e dal 1685 appartenne alle monache di Santa Caterina di Venezia, che lo tennero fino al 1828. Il convento era posto nell’attuale palazzo Fantoni. In seguito il podere subì diversi passaggi di proprietà fino a venirne suddiviso in diversi lotti. La prima chiesa di Orti di cui si ha notizia era stata costruita probabilmente nel XI secolo, ed era dedicata a San Giorgio Martire. Fu distrutta durante un’inondazione all’inizio del Cinquecento, quando l’Adige ruppe i suoi argini. Nel 1526 la chiesa era già stata distrutta, e all’arrivo ad Orti del vescovo Giberti, gli abitanti dichiararono la necessità di avere una nuova chiesa. Così cominciarono i lavori per la sua edificazione e, dopo pochi anni, nel 1532, essi furono conclusi. Di quella struttura originaria, rimane oggi solo il campanile a base quadrata, con una cella campanaria dotata di tre campane e una cuspide. Sulla facciata sud, vi è la lapide che ricorda il passaggio di proprietà alle monache di Sanata Caterina. L’edificio principale e la facciata, invece, sono state del tutto rifatti tra il 1936 e il 1962. La chiesa è stata interamente riedificata in stile romanico, costruendo sulla vecchia struttura ad una sola navata, l’attuale edificio che ne presenta tre. La nuova chiesa dedicata a Sant’Andrea Apostolo, è stata abbellita con un rosone centrale e alcune finestre bifore, nonché con una serie di cornici in cotto. Di notevole interesse artistico è il protiro, adornato da formelle di terracotta, che rappresentano scene di vita quotidiana. Al suo interno, eccetto l’altare maggiore che risale al ‘700 e la pala cinquecentesca che lo sovrasta, tutto è recente. Notevoli sono i delicati lavori in terracotta che ornano le colonne e la volta. Raccontano la storia dell’umanità, dalla creazione del mondo fino ai nostri giorni. Sopra la porta d’ingresso, è posta una pala che raffigura Sant’Andrea circondato da altri santi. Questa pala del 1578, è attribuibile alla bottega del Brusasorzi, ed è certamente di notevole interesse artistico.