1 gennaio, Santa Maria Madre di Dio. Primo giorno dell’anno. Bambini ed adulti passavano di casa in casa per augurare el bonano. Ai piccoli veniva data una piccola mancia mentre agli uomini era offerto da bere. Era tassativamente proibito alle donne di entrare per prime in una casa perché avrebbero portato sfortuna per tutto l’anno. Anche l’incontrare un prete per primo era considerato un presagio di un prossimo avvenimento funesto.

2 gennaio, San Bovo. Santo nato probabilmente dalla necessità di avere un protettore degli animali (in latino il bue era chiamato bos o bovis). In tale giorno si benediceva il sale da mescolare poi al cibo di tutti gli animali della stalla e della corte.

6 gennaio, l’Epifania, che tutte le feste porta via! In tale occasione se brusava la vecia, e dal tipo di fiamme e dal movimento delle scintille si traevano previsioni per il nuovo anno.

17 gennaio, Sant’Antonio Abate, quasi sempre ritratto con ai piedi un maialino, simbolo del peccato e delle tentazioni. Forse anche a causa di questa iconografia, era considerato il protettore delle stelle e degli animali. In tale giorno si benediceva il sale. Era invocato dalle ragazze in cerca di marito: Santantonio da la bela barba bianca, fame catare el moroso che me manca.

25 gennaio, Conversione di San Paolo. Era detto il giorno di San Paolo dei segni. Si pronosticava il futuro metereologico ponendo sul davanzale, la sera prima, dodici mezze cipolle con sopra un pizzico di sale sopra. Ogni cipolla indicava un mese e da come erano più o meno bagnate si presumeva la relativa piovosità. A San Paolo trovavano conferma gli indicatori o  endegari, che prevedevano la registrazione del tempo fatto nei primi 24 giorni di gennaio: se de San Paolo no xe nè ciaro nè scuro de i endegari no me ne curo. Altro proverbio: se San Paolo l’è ciaro e la Seriola le xe scura, de l’inverno no se gà pi paura.

29,30 e 31 gennaio, i giorni della merla, i più freddi dell’anno. La leggenda narra che i merli un tempo erano bianchi, ma una volta in quei tre giorni fece talmente freddo che dovettero ripararsi nei camini, colorandosi così di nero con la fuliggine.

Nel giorno dell’Epifania viene ripresentato l’antico rito di origine pagana del “brusar la vecia”. Sembra, infatti, che l’usanza derivi da riti purificatori propiziatori diffusi in epoca pre-cristiana, quando si accendeva dei fuochi per ringraziare le divinità, bruciando un fantoccio che rappresentava il passato. Il rituale, oggi inscenato nel giorno dell’Epifania, vede la fiamma come simbolo di speranza e forza di bruciare il vecchio (non a caso si brucia la “vecchia” sopra la pira di legna) mentre la direzione delle scintille viene letta come buono o cattivo presagio per il futuro

          6 gennaio Festa della Befana con falò, distribuzione di cioccolata e vin brulè ed iniziative varie a: Angiari, Cerea, Concamarise, Roverchiara, Castagnaro, Nogara, Povegliano Veronese

          16 gennaio Sant’Antonio Abate protettore degli animali domestici e patrono dei macellai, salumai, dei contadini e degli allevatori. Solitamente è raffigurato con acconto un maiale che reca al collo una campanella. La tradizione deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio (sfogo pruriginoso della pelle simile alla varicella). I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella. Secondo una leggenda del Veneto la notte del 17 gennaio gli animali possono parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire le greggi parlare sarebbe stato di cattivo auspicio quindi, se vi capita di sentire il vostro cane o il vostro gatto che discutono tra loro non vi preoccupate…state comunque lontani perché anche interrompere loro è di cattivo auspicio.

Roveredo di Guà: “Fiera del Radicchio di Verona” Nell’ambito della manifestazione vengono presentate diverse iniziative; un’area dedicata ai sapori da gustare, l’esposizione di macchine ed attrezzi agricoli, l’esposizione di prodotti tipici del territorio, spettacoli, animazione e serate di ballo. Inoltre in stand riscaldati si può degustare il risotto e pietanze a base di radicchio rosso di Verona.   

Casaleone: “Fiera del radicchio di Casaleone” Manifestazione divenuta tradizionale e organizzata per valorizzare uno dei più rinomati prodotti tipici del territorio: il radicchio rosso di Verona IGP. In stand riscaldati degustazione di gustose ricette a base di radicchio, mostre, convegni, concorsi e spettacoli musicali con balli. Vendita diretta del radicchio rosso di Verona e mercatino dei prodotti

tipici.

Casaleone:  Concorso gastronomico “Radicchio d’Argento”. Concorso aperto a ristoratori e cuochi  locali e della provincia che con la loro fantasia e creatività si prestano a preparare piatti a base di radicchio rosso di Verona. All’interno della manifestazione verrà, inoltre, consegnato il “Premio Carpanea” alle persone che nel corso dell’anno si sono distinte nelle attività sociali, culturali, sportive ed economiche.